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Caos Inps: resi pubblici i dati di chi ha chiesto online i 600 euro del Cara Italia

Probabilmente siamo di fronte alla più grande violazione di dati della recente storia della Repubblica italiana. E no, purtroppo non si tratta del classico scherzo che si verifica puntuale il primo aprile di ogni anno. Il sito dell’Inps, che dà la possibilità di inoltrare la propria domanda per accedere ai fondi previsti dal decreto Cura Italia, i famosi 600 euro per imprese e lavoratori autonomi colpiti dall’emergenza coronavirus, ha infatti reso pubblici dati sensibili relativi alle famiglie e alle persone che hanno avanzato la propria richiesta.

I problemi per l’Inps erano iniziati ben prima della mezzanotte, data che segnava il via libera per l’invio delle domande. La questione interessa infatti milioni di italiani e il portale dell’Istituto era così andato in crash a causa del boom di accessi, per quanto più che prevedibile. Risolto il primo problema, eccone scoppiare subito un secondo, di dimensioni ben più grandi: su Twitter e altri social network sono arrivate decide di segnalazioni di chi è riuscito ad accedere al portale per presentare la domanda, ma nel momento di caricarla sul proprio profilo ha visto comparire quello di altri utenti casuali, correlati da relativi dati personali, come invalidità e maternità.

Elementi più che riservati, che sarebbero dovuti rimanere tali e che sono stati invece dati in pasto agli internauti di passaggio. Tante denunce, tanta rabbia che è subito montata in rete, mentre il Garante della privacy cercava di fare il punto della situazione dichiarando che, al momento, gli indizi a disposizione farebbero pensare a un data breach, cioè una violazione dei parametri di sicurezza che provoca la diffusione di dati sensibili. Il tutto proprio nel giorno in cui 300 mila persone si erano collegate al sito, molte delle quali si sono ritrovate sotto gli occhi quelle informazioni ormai diventate di pubblico dominio.

Il sito dell’Inps è stato successivamente messo offline per un periodo di tempo limitato, probabilmente per tentare di riparare in fretta e furia il danno evitando allo stesso tempo che altre persone avessero accesso a quelle informazioni sensibili. In epoca social, però, il danno era ormai di portata gigantesca, visto che è oggi possibile con estrema facilità realizzare degli screenshot e salvare sul proprio pc tutte le informazioni alle quali si è avuto indebitamente accesso. E adesso? Il rischio è che contro l’Inps possa scattare una delle più grandi class action mai viste nel nostro Paese.

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