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Energia, bollette horror per gli italiani: tutte le voci assurde che paghiamo senza saperlo

Il costo dell’energia sta diventando un problema enorme per gli italiani. Aprire una bolletta oggi equivale ad incorrere nel rischio di un infarto. Come ha spiegato a La Stampa il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, il prezzo del gas passa dai 5 euro per MWh all’estrazione ai 102 euro alla fine della filiera. Questi costi, che colpiscono i cittadini, valgono infatti da soli il 45% sulla bolletta. Ma non è tutto. Perché poi ci sono il 35% degli oneri di sistema e il restante che comprende Iva e accise. Dunque, tra costi vivi dell’energia, oneri di sistema, Iva e accise, il Natale 2021 per le famiglie italiane potrebbe essere dedicato al risparmio non per fare regali da mettere sotto l’albero ma per pagare le bollette. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiega Fabrizio Goria sempre su La Stampa, “ci sono cinque punti che vanno a incidere sul prezzo finale. Il costo per l’acquisto dell’energia elettrica dai fornitori; dispacciamento, il costo delle attività per mantenere la rete elettrica in equilibrio; perequazione; commercializzazione, cioè le spese per la gestione dei clienti finali; componente di dispacciamento. Lo scenario peri prossimi mesi non è positivo. Le conseguenze per imprese e famiglie, sia che si parli di consumo di gas naturale sia che si tratti di elettricità, potrebbero essere pesanti. Il picco, secondo Goldman Sachs, arriverà entro la fine di marzo e l’inizio di aprile del prossimo anno”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ma quella che forse è la voce più controversa, e meno digerita dal consumatore finale, riguarda gli oneri di sistema, “che valgono poco più del 30% sulla bolletta finale. Nel computo generale troviamo Asos, ovvero gli oneri generali relativi al sostegno delle energie da fonti rinnovabili e alla cogenerazione CP 6/92, e Arim, cioè i rimanenti oneri generali. In questo caso si tratta delle spese legate all’infrastruttura, alla manutenzione delle reti di distribuzione, la gestione dei contatori, l’adozione delle fonti energetiche rinnovabili. Gli aggiornamenti avvengono su base trimestrale, e contano di tre capitoli sottostanti. La quota energia, una quota potenza (che però non si applica alle abitazioni, bensì alle imprese) e una quota fissa (non applicata alle abitazioni di residenza anagrafica)”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il terzo punto per comprendere come è composta una bolletta riguarda le imposte. Spiega ancora Goria: “Vale a dire, Iva e i costi accessori, come le accise. Circa un quarto della bolletta. A oggi l’accisa sull’energia elettrica è di 0,0227 euro per kW per quanto riguarda le abitazioni, ma ci sono alcune esenzioni. Per esempio, nel caso della prima casa per i primi 150 kWh di consumo/mese, con potenza impegnata fino a 3 kW, si è esentati. Oltre i 3 kW, si paga normalmente. Di contro, per quanto riguarda l’illuminazione pubblica, o altri usi, ci sono due fasce di accise. La prima, prevede 0,012500 euro per i consumi fino a 200.000 kWh/mese. La seconda, 0,007500 euro peri consumi eccedenti i 200.000 kWh/mese. Non va meglio se si volge lo sguardo all’Iva. All’atto pratico, l’applicazione della tassa sul valore aggiunto nella bolletta energetica si suddivide in due aliquote: 10% per uso domestico e 22% per ogni altro uso, che sia pubblico o privato. Un costo non da poco per le imprese manifatturiere, che già stanno fronteggiando la crisi delle materie prime e le strozzature nella filiera globale di approvvigionamento, che stanno risentendo dell’esplosione della domanda di beni dopo i lockdown”.

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