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Cancella il made in Italy e in cambio ci porta in tavola le cavallette: la scelta dell’Europa

All’Unione Europea non va proprio giù che i prodotti italiani siano ancora considerati, a ragione, un’eccellenza immancabile su ogni tavola che si rispetti. E così ecco susseguirsi, negli ultimi mesi, una serie di violenti attacchi contro il nostro agroalimentare: dall’ipotesi di tagliare i fondi per la promozione di alcuni alimenti simbolo della dieta mediterranea fino alla guerra dichiarata a carni rosse, salumi e alcolici, compreso il vino. Il tutto in favore di “alternative” come la mozzarella sintetica o… gli insetti!

Come raccontato da Emanuele Sabatino sulle pagine del Fatto Quotidiano, l’Europa ha infatti deciso di puntare forte sugli insetti, eletti ormai ufficialmente ad “alimento del futuro”. Con una serie di decisioni che vanno tutte nella stessa direzione: dopo il via libera al verme della farina gialla, ecco anche quello per le locuste da parte dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare. “Sul sito della Commissione Europea si legge come gli Stati membri abbiano dato l’ok per consentire a un operatore del settore alimentare, che aveva richiesto tale autorizzazione, di immettere il prodotto (le locuste) sul mercato europeo. La Commissione adotterà ora un atto giuridico a tal fine”.

I prossimi insetti a finire sulle tavole dei cittadini europei dovrebbero essere poi, nello specifico, “il Tenebrio molitor (tarma adulta) e l’Acheta domesticus (grillo)”. Altre nove specie sono invece in paziente attesa di una valutazione. Il tutto mentre si intensificano le campagne di promozione del nuovo alimento, con gli esperti a sottolineare come un chilo di insetti fornisca 350 grammi di proteine, più di quello contenuto in un chilo di manzo. Le resistenze da vincere, però, non sono poche.

Oltre alla naturale perplessità di chi non è abituato a mangiare cavallette e grilli, infatti, c’è il problema delle reazioni allergiche, in particolare nelle persone intolleranti ai crostacei o agli acari della polvere. Un pericolo è poi quello legato alla provenienza degli allevamenti, concentrati principalmente in Asia: qui, come denunciato in più occasioni negli ultimi anni, si fa abbondante uso di antibiotici e pesticidi nocivi.

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