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“Una lama di ceramica e le taglio la gola”. Si finge pentito, e poi… Il folle piano di un detenuto

Pubblicato il 16/02/2024 12:04 - Aggiornato il 16/02/2024 12:12

Era un piano folle ma in un certo senso diabolico, quello ideato da un detenuto leccese indagato per mafia. Pancrazio Carrino, questo il nome del criminale, era “arrabbiato con lo Stato”, così si è giustificato. E ha pensato bene di architettare una storia degna di un film di quelli cruenti e un po’ inverosimili girati nelle carceri. Solo che questa volta era tutto vero. Carrino aveva preparato con cura un’arma, per l’esattezza una lama ottenuta trattando un pezzo di ceramica. Poi aveva finto di pentirsi e di voler essere ascoltato dal magistrato che si occupa del suo caso, la Pm antimafia Carmen Ruggiero. Che con un’operazione chiamata The Wolf, insieme alla collega Francesca Mariano ha permesso di decapitare il clan di zona Lamendola-Cantanna. L’indagine ha portato a indagare 22 persone, ma ha anche costretto le due Pm a girare sotto scorta per le minacce ricevute. (continua dopo la foto)

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Per aggirare il problema, il Carrino ha pensato al fai da te. Il motivo di tanto astio, a quanto pare, è dovuto anche all’accusa che gli è stata mossa, e che lui respinge, di avere drogato e maltrattato la fidanzata. Oltre ovviamente all’altra accusa di far parte della criminalità organizzata. il 31 luglio del 2023, quindi, il detenuto, dopo avere ottenuto l’autorizzazione al colloquio come “pentito”, si è fatto portare dal Pubblico Ministero. Ufficialmente per parlare dei suoi 10 anni di appartenenza a un clan. Nella realtà, però, non aveva alcuna intenzione di farlo. Il suo intento era quello di colpire la magistrata Carmen Ruggiero con la lama di ceramica “forgiata” per l’occasione. “Mi sono presentato per il colloquio con un coltello artigianale nascosto nei pantaloni”, ha poi spiegato al giudice di Terni. (continua dopo la foto)

“Il mio obiettivo era di tagliarle la gola senza essere bloccato”, ha proseguito. “Era il periodo in cui assumevo molti farmaci, se fossi stato lucido come lo sono adesso, Carmen Ruggiero sarebbe già storia”. Se la tragedia è stata evitata, non è stato solo perché Carrino era “poco in forma”. Ma anche grazie alla prontezza di un tenente dei carabinieri che controllava il detenuto. E che si era insospettito per alcune manovre poco chiare del Carrino, che si era recato in bagno per estrarre l’arma dai pantaloni e in seguito mettere in atto il suo folle piano. Il militare fortunatamente si è accorto che qualcosa non andava ed è riuscito a bloccarlo e a disarmarlo prima che potesse trovarsi faccia a faccia con il Pubblico Ministero. E ha salvato la vita a Carmen Ruggiero.

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