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Vaccino, l’Italia rischia di partire in ritardo: tutte le incognite nella distribuzione

Mentre i colossi del farmaco contano i guadagni miliardari che i vaccini annunciati nelle scorse settimane stanno già portando, sulla base di accordi vantaggiosissimi stipulati con i governi di tutto il mondo e tenuti saggiamente segreti, a ronzare per le teste degli italiani c’è il solito interrogativo, obbligatorio da quando al governo ci sono Conte e i suoi impeccabili ministri: ma l’Italia si farà trovare pronta nella corsa alla vaccinazione? La paura di eventuali ritardi c’è, come già denunciato dalle aziende del settore. E così rischiamo di pagare un prezzo altissimo, l’ennesimo, per l’incapacità di chi ci governa.

Vaccino, l'Italia rischia di partire in ritardo: tutte le incognite nella distribuzione

Al momento, l’Italia ha ordinato molte più dosi di vaccino di quelle necessarie, per la precisione 200 milioni per 100 milioni di persone. Un po’ per paura che le prime vaccinazioni possano rivelarsi poco efficaci, un po’ perché si teme che qualcuna possa andare persa nelle procedure di somministrazione e conservazione, al momento ancora non definite in maniera accurata. E poi, il quesito più importante: quand’è che le dosi saranno finalmente disponibili? Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha rarriscurato tutti sul fatto che entro pochi giorni due diversi farmaci saranno sottoposti all’approvazione dell’Ema, l’agenzia europea, così da poter iniziare le somministrazioni da metà gennaio. Ma le incognite, lungo il percorso italiano, restano.

Vaccino, l'Italia rischia di partire in ritardo: tutte le incognite nella distribuzione

A preoccupare è il recente intoppo di AstraZeneca, il vaccino nato dalla collaborazione tra Oxford e l’Italia sul quale il nostro Paese e l’Europa avevano investito fortemente visto le promesse di tempi rapidi e facilità di somministrazione. Il rischio rischia addirittura di dover ricominicare da capo la sperimentazione, con i tempi che potrebbero quindi dilatarsi enormemente. L’altra cura che dovrebbe arrivare nel Vecchio Continente è quella prodotta da Pfizer, che ha promesso all’Europa 200 milioni di dosi di cui 27 destinate all’Italia, che potrebbe così somministrarle a 13,5 milioni di persone. Moderna ha invece promesso 80 milioni di dosi all’Europa, di cui 10 riservate allo Stivale.

Vaccino, l'Italia rischia di partire in ritardo: tutte le incognite nella distribuzione

In attesa che i primi vaccini superino lo scoglio della registrazione Ema con conseguente via libera per la commercializzazione, c’è però il problema della distribuzione. A occuparsene sarà, dalle nostre parti, il commissario dei commissari, quel Domenico Arcuri che ha già dato ampiamente prova di tutta la sua (in)capacità. L’uomo-chiave del governo Conte incontrerà dei rappresentanti Pfizer per discutere delle operazioni di trasporto delle cure, di cui dovrebbe occuparsi l’azienda farmaceutica fino a determinati punti individuati con l’aiuto delle Regioni. La speranza è che non si ripeta l’ennesimo disastro, dopo quelli dei trasporti, dei banchi a scuola e via dicendo. Di fronte ai precedenti, impossibile però dormire sonni tranquilli.

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