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“L’utero di donne clinicamente morte in affitto”: la proposta choc che arriva dalla Norvegia

Pubblicato il 09/02/2023 11:33 - Aggiornato il 28/03/2023 11:36

Usare il corpo di donne clinicamente morte o in stato vegetativo per portare avanti una gravidanza surrogata. Sembra la trama di un film distopico di fantascienza, ambientato in qualche oscuro futuro, e invece si tratta di una proposta reale, concreta, avanzata in Norvegia da una professoressa ricercatrice di nome Anna Smajdor. Il suo progetto ha trovato spazio sulle pagine della rivista di medicina bioetica “Journal of Theoretical Medicine and Bioethics” ed è stato ripreso da Giuliano Guzzo sulle pagine della Verità. La donna, docente di Filosofia Pratica presso l’Università di Oslo, ha infatti proposto di utilizzare l’utero di donne in gravissime condizioni, dalle quali non si riprenderanno più, per dare alla luce dei bambini. Un’idea che, ovviamente, ha scatenato tantissimi polemiche in rete. (Continua a leggere dopo la foto)
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Una parte della stessa comunità scientifica ha subito preso le distanze dall’idea di Anna Smajdor, anche se non sono mancati anche messaggi di sostegno e apprezzamento. Alla base del progetto c’è la volontà di permettere a coppie che non possono avere figli di averne uno: secondo la docente, i corpi di pazienti di sesso femminile in stati vegetativi persistenti o che hanno subito la morte cerebrale potrebbero “essere usati come incubatrici di tutto il corpo per bambini surrogati”. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo la professoressa, “la donazione gestazionale di tutto il corpo offre un mezzo alternativo di gestazione per i futuri genitori che desiderano avere figli ma non possono o preferiscono non gestare. Sembra plausibile che alcune persone siano disposte a considerare la possibilità di donare tutto il proprio corpo per scopi gestazionali proprio come alcune persone donano parti del proprio corpo per la donazione di organi”. (Continua a leggere dopo la foto)

Smajdor ha anche sottolineato come, secondo la scienza, sia in realtà già possibile portate a termine con successo anche da donne in morte celebrale, traendo le sue conclusioni: “Sappiamo già che le gravidanze possono essere portate a termine con successo nelle donne in morte cerebrale. Non c’è alcuna ragione medica evidente per cui l’inizio di tali gravidanze non sarebbe possibile. In questo articolo, esploro quindi l’etica della donazione gestazionale di tutto il corpo”.

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