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Tutti gli sprechi dell’Europa. Ecco come usano davvero i nostri soldi: da non credere

Pubblicato il 01/06/2022 10:57 - Aggiornato il 03/08/2022 14:02

Quando Mario Draghi varcò per la prima volta la soglia di Palazzo Chigi, i partiti a sostegno del suo governo iniziarono a ripetere, nel tentativo di ipnotizzare gli italiani, che con lui premier avremmo potuto contare su un’Europa più bendisposta e generosa. Niente di più sbagliato, come era facile prevedere. Non manca ormai giorno che Bruxelles non venga a ricattarci, minacciando di tenersi i soldi del Pnrr se il nostro Paese non si adopererà per fare le riforme considerate necessarie: aggiornare il catasto, incentivare la concorrenza, tagliare le spese. Il tutto nonostante sia proprio l’Ue a non rappresentare certo un modello virtuoso nella gestione del denaro pubblico.

Come raccontato da Antonio Rossitto sulle pagine di Panorama, tra gli sprechi europei c’è la gestione della sede di Strasburgo, sulla carta il cuore dell’Ue ma di fatto utilizzata soltanto quattro giorni al mese, agosto escluso, costringendo oltre 5 mila persone tra funzionari, deputati e assistenti a sobbarcarsi viaggi di 440 chilometri. Il tutto con un consumo di 19 mila tonnellate di CO2 per i trasporti, alla faccia di chi promette rivoluzioni “green” e un futuro ecosostenibile. Nel fattempo a Bruxelles è stato approvata la ristrutturazione di palazzo Paul-Henri Spaak, per un totale di mezzo miliardo di euro.

E ancora: nel 2020 il Parlamento europeo è costato quasi 2,04 miliardi, cifra in continua crescita. Con alcuni esborsi addirittura più che raddoppiati. I soldi destinati alla comunicazione sono passati, per esempio, dai 39,3 milioni del 2019 ai 93,5 dell’anno successivo, mentre i fondi destinati alle “esposizioni” (non sempre molto frequentate dal pubblico, per la verità) sono lievitati fino a 22 milioni. Poi c’è la Sea, il servizio per la diplomazia: ha un costo di 934 milioni l’anno, dei quali 455 servono per tenere in piedi le piccole ambasciate sparse per il mondo, le cosiddette “delegazioni”, i cui membri ricevono uno stipendio di 177 mila euro pro capite.

Il costo annuo degli immobili affitati dalle delegazioni, come spiegato sempre da Panorama, è di 62 milioni. Altro capitolo sono le 43 Agenzie che costano complessivamente 3,7 miliardi e impiegano 12.881 persone. L’Eige, invece, è un ente creato per difendere la parità di genere, altro tema che sta particolarmente a cuore all’Europa: nato nel 2010 in Lituania, dispone di un bilancio di 7,7 milioni e dà lavoro a 50 persone. Un’attività, la sua, non troppo diversa dall’Agenzia europea dei diritti fondamentali, con sede a Vienna, che sforna fondamentali consulenze per la modica cifra di 24 milioni l’anno.

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