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“Si sarebbero evitati 170mila morti”. Inchiesta di Bergamo, l’accusa del dottor Stramezzi

Pubblicato il 02/03/2023 19:34 - Aggiornato il 05/03/2023 13:17

“Le terapie esistono e sono semplici, si dovevano utilizzare antinfiammatori e antibiotici“. Lo dice da tempo Andrea Stramezzi, che fu il primo a curare ben 7.500 malati di Covid precisamente con blandi antinfiammatori e con antibiotici, all’occorrenza aggiungendo il cortisone per prevenire la tempesta citochinica, piuttosto che seguire i protocolli stabiliti dal ministro Speranza (e per questo è stato sospeso dall’Ordine dei Medici). Oggi, in prossimità dell’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia, e all’indomani del terremoto dell’inchiesta di Bergamo, il medico è stato contattato da Il Giornale d’Italia. E dunque: “Per la prima volta nella storia della medicina, si è chiesto di non fare terapia ma aspettare l’evoluzione della terapia”. La famosa tachipirina e vigile attesa. Le cure domiciliari sono state negate, e dunque “Le responsabilità sono più gravi di quelle elencate”, afferma, in riferimento alla inchiesta della Procura di Bergamo, che ha notificato pesantissime notizie di reato a Giuseppe Conte, Roberto Speranza, Attilio Fontana, Gallera, Brusaferro, Locatelli e Borrelli e diversi altri, con le gravissime accuse di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio. “Non si parla di terapie negate, è stato vietato di fare terapie, bisogna intervenire. Se il Covid fosse stato curato come abbiamo dimostrato – spiega ancora Andrea Stramezzi – tutto questo non sarebbe successo. È lì che si deve indagare, non sull’affaire mascherine o sulla chiusura della zona rossa”. Si sarebbero potuti evitare 170mila morti, quantifica il medico, candidato con ItalExit alle scorse elezioni politiche. (Continua a leggere dopo la foto)
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Inoltre, prosegue Stramezzi, “I burocrati non hanno mai curato le persone in ospedale”, altrimenti si sarebbero accorti “che quattro o cinque giorni di terapia e guarivano, senza necessità di sieri sperimentali”. Insomma, per quanto lodevole (laddove molte altre procure hanno archiviato ogni indagine), l’inchiesta di Bergamo sarebbe solo “fuffa” per Andrea Stramezzi, non mirando alle questioni davvero essenziali, al di là della mancata tempestività della istituzione della zona rossa tra Alzano e Nembro. L’errore più grave, invero, è stato quello di aver negato le terapie ai pazienti, “che dovevano essere trattati a domicilio dai medici di famiglia e dai pediatri”. (Continua a leggere dopo la foto)

Infine, ancora sull’inchiesta di Bergamo, rivela un retroscena: “Il professor Trinca, primo consulente della procura di Bergamo, mi aveva procurato un appuntamento con il sostituto procuratore come persona informata dai fatti e la cosa fu rimandata”. La procura di Bergamo non si è più fatta sentire, lamenta.

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