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STORIE SEMPRE PIÙ TORBIDE DIETRO L’AFFARE AUTOSTRADE

di Mattia Crucioli (Alternativa C’è)
Il governo ha lasciato a Cassa depositi e prestiti (totalmente pubblica poiché detenuta al 100% dal Ministero delle Finanze) l’assoluta libertà di trattare con Atlantia l’acquisto delle quote di Autostrade. Dopo che Cassa e Atlantia si sono accordate per un importo stratosferico e sproporzionato per l’effettivo valore della società (che per anni non ha effettuato le dovute manutenzioni delle autostrade ed è pesantemente coinvolta nel procedimento penale per il crollo del Ponte Morandi), i miei colleghi dell’Alternativa c’è ed io iniziamo a inviare esposti a destra e a manca e qualche giornale inizia a scriverne.


I Ministeri iniziano a innervosirsi, qualcosa si muove e parte lo scaricabarile.
Così pare che qualcuno chieda un parere all’avvocatura generale per pararsi i fondelli. Agevole immaginarsi le conversazioni e i dubbi che probabilmente agitano le loro menti: abbiamo fatto tutto formalmente per bene? possiamo procedere insabbiando definitivamente la decadenza della concessione e riempiendo i Benetton di miliardi che poi pagheranno i cittadini con l’aumento del canone autostradale? Qualcuno domani potrà chiedercene conto o possiamo stare sereni?
Ho chiesto quindi di avere copia di questo parere per esercitare il mio compito di controllo istituzionale sull’operato del Governo. Lo


La risposta dell’avvocatura generale è stata in buona sostanza: il parere è stato chiesto ma è coperto dal segreto professionale. Quella del Ministero delle infrastrutture è stata: noi non c’entriamo, il Ministero delle Finanze però qualcosina forse c’entra.
Un avvertimento ai naviganti: tirate fuori sia la richiesta di parere sia il parere, che più cercate di nasconderlo e peggio è per tutti.
Qui in allegato le risposte del Ministero delle Infrastrutture e quella dell’Avvocatura Generale dello Stato.

“Il potere, in realtà, vuole creare complottisti. Vi spiego perché”

Muore un’ora dopo il vaccino ma per i medici si è trattato di “cause naturali”. Il caso