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“Vessati dai superiori e emarginati”. I racconti choc dei sanitari reintegrati: le loro storie

Pubblicato il 04/11/2022 08:08

I medici e i sanitari non vaccinati stanno rientrando al lavoro dopo la vergognosa e antidemocratica sospensione. Ma lo stanno facendo in un clima di terrore e in un momento in cui l’eredità ipocondriaca di Speranza&Co. è ancora molto forte. E così si ritrovano a essere comunque ancora discriminati, ghettizzati, emarginati. Come appestati, come sanitari di Serie C. “Ma io con questa cosa devo fare?”. “Questa” è Francesca (nome di fantasia), tecnico di laboratorio in una struttura sanitaria pubblica alle porte di Milano. È una dei tanti sanitari sospesi dal lavoro perché non vaccinata. Ha 53 anni e due figli minori, non percepisce lo stipendio da sette mesi. Il 2 novembre si è presentata al suo ospedale: non la volevano far entrare, ha sentito la caposala che parlava così di lei, in corridoio. A raccontare la sua storia e quella di tanti altri è Maddalena Loy su La Verità. “È questa la sorte di alcuni medici sospesi e ora reintegrati: prima lo stigma sociale per la decisione di non vaccinarsi, poi lo stipendio revocato e ora, dopo il reintegro, il mobbing. Era prevedibile: è questo il clima di odio che si respira in Italia nei confronti dei cittadini non vaccinati, spesso ispirato dalle stesse istituzioni e autorità scientifiche, oltre che, come sempre, dai media”. (Continua a leggere dopo la foto)

A Francesca è stato detto che non poteva rimanere perché “non c’è l’autorizzazione del responsabile”, lei ha puntato i piedi ed è rimasta in laboratorio, ma non l’hanno annotata nel registro presenze. Il suo avvocato Elisa Tognacca (dell’Associazione per la difesa dei diritti dei cittadini Umanità e Ragione), ha mandato una diffida. Ieri mattina Francesca è ritornata: le hanno detto di “non toccare niente perché non autorizzata”. Il peso della diffida si è fatto sentire nel pomeriggio, quando finalmente è arrivata una Pec dall’ospedale con l’invito a presentarsi sul posto di lavoro. Racconta la Loy: “Anche Mattia, 40 anni, socio di una cooperativa a Bologna, è stato sospeso senza stipendio dal 12 gennaio 2022. Si occupava di pazienti anziani e psichiatrici. La coordinatrice gli ha intimato di vaccinarsi”. Lui racconta: “Io ho deciso di non farlo: la sospensione è stata una vigliaccata”. Mattia sa che anche gli operatori sanitari e i medici vaccinati si infettano, così come ormai lo sanno tutti, come è conclamato. (Continua a leggere dopo la foto)

La stessa sorte è toccata ad altri sanitari, tra cui Paola, sospesa nello stesso ospedale di Francesca: “Nell’anno in cui sono stata assente, ci sono stati vari focolai tra il personale, che era tutto vaccinato con tre dosi”. Del resto, è da inizio del 2021 che il bollettino Iss riporta migliaia di diagnosi di Sars Cov-2 tra il personale sanitario plurivaccinato. “Ma il governo ha tirato avanti, e ha preteso la vaccinazione anche dai medici guariti, come un atto di fede. L’assioma è stato: se non credi nella vaccinazione, non credi nella scienza, non puoi fare il medico. Neanche se i dubbi erano soltanto su «questo» vaccino (e relativa campagna marketing istituzionale)”. (Continua a leggere dopo la foto)

Mattia per quasi un anno è risultato in busta paga come “assente ingiustificato”. Quando si è ripresentato al lavoro: “Cosa ci fai qua?”. Non è stato riammesso e gli hanno preannunciato una “visita di idoneità”. Dopo la diffida dell’avvocato Tiziana Trevisan (anche lei di Umanità e Ragione), ha ricevuto una Pec nella quale la cooperativa lo ha invitato a sottoporsi a “visita periodica”. Nello stesso ospedale di Francesca sono state sospese anche altri due sanitari, due infermiere: Sandra, 47 anni, un compagno sanitario sospeso, è senza stipendio da gennaio; Paola (59 anni, un figlio minore), da agosto. Con loro anche un operatore socio-sanitario, Sergio, 60 anni, moglie e figlio disoccupato a carico. “Mercoledì non li hanno fatti accedere al reparto, li hanno lasciati all’ingresso e alle 9 sono dovuti tornare a casa”.

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