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“Italia in ginocchio”. La decisione dell’Europa favorisce il nord Europa: “Aziende in rivolta”

Pubblicato il 01/12/2022 07:54

E fu così l’Europa ci tolse persino la bustina di zucchero al bar. Accaniti, disgustati e odiosi contro l’Italia, quelli di Bruxelles ne hanno trovata un’altra. Il pretesto è sempre la salvaguardia dell’ambiente, è chiaro. Il vicepresidente della Commissione Ue con delega al Green Deal Frans Timmermans e il commissario all’Ambiente Virginijus Sinkevičius hanno presentato mercoledì 30 novembre un nuovo regolamento che rivoluzionerà il mondo degli imballaggi puntando sul riuso e il vuoto a rendere più che sul riciclo, e che mira a eliminare gli imballaggi superflui. Addio dunque a bustine di zucchero, mini-flaconi di sapone liquido e shampoo negli hotel, imballaggi monouso per frutta e verdura e per il consumo sul posto in bar e ristoranti. Invece potremo continuare a usare bustine da tè, capsule e cialde di caffè compostabili. Oltre al danno tradizionale, la Commissione Ue ammette anche il danno da un punto di vista di perdita di posti di lavoro: “I posti di lavoro nella produzione di imballaggi monouso diminuiranno notevolmente” ma stima anche che “il nuovo sistema di imballaggio potrebbe portare alla creazione di 600 mila posti di lavoro nel settore del riutilizzo entro il 2030”. (Continua a leggere dopo la foto)

La proposta – spiega il Corriere – prevede anche l’introduzione di sistemi obbligatori di cauzione-rimborso per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio. “Inoltre entro il 2030 tutti gli imballaggi presenti sul mercato Ue dovranno essere riciclabili e per ridurre il fabbisogno di risorse naturali primarie e creare un mercato ben funzionante di materie prime secondarie dovrà aumentare la quantità di plastica riciclata negli imballaggi attraverso obiettivi vincolanti. Ancora prima di essere presentato ufficialmente, il regolamento ha messo sul piede di guerra le industrie europee del packaging e dell’agroalimentare”. Frans Timmermans, rivolgendosi all’Italia ha detto: “So che in Italia moltissimo già è stato fatto sul riciclo, ma vogliamo ancora di più, non di meno, non c’è competizione tra i due approcci”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ma il regolamento per gli imballaggi su cui sta lavorando la Commissione Europea “sarebbe devastante per l’ambiente, per l’economia e per milioni di lavoratori”, ed è “assolutamente contraddittorio con gli obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale che la stessa Commissione cerca di portare avanti”, dice sempre al Corriere l’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, imprenditore attivo nel settore del packaging con la Seda. Quella che arriva dall’Ue, prosegue D’Amato, è “una proposta che di fatto colpisce tutta la filiera del packaging e quindi tutte le filiere industriali, dall’alimentare alla sanità, dalla cosmesi ai prodotti di qualunque natura”. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo Assorimap, l’associazione nazionale delle imprese che riciclano le materie plastiche, “il regolamento Ue in materia di imballaggi rischia di rivelarsi troppo stringente, soffocando tante imprese che costituiscono il cuore pulsante dell’economia circolare italiana e contribuiscono in maniera sostanziale al raggiungimento degli obiettivi legati alla transizione ecologica. Al contrario sarebbe stato auspicabile il ricorso a uno strumento più flessibile, come la direttiva. Essa, infatti, viene recepita e applicata in ogni Paese sulla base delle singole peculiarità. […] Riteniamo necessaria anche un’attenta valutazione degli impatti sulla filiera industriale delle plastiche, dalla produzione al riciclo. Si tratta di un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale, con profili economici ed occupazionali di primo livello”.

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