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Puglia, la sanità ridimensionata da Emiliano si prepara ad affrontare l’emergenza coronavirus

Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, in Puglia è scoppiata una bufera per alcune dichiarazioni del governatore Michele Emiliano. Molti quotidiani locali, tra cui l’immediato.net, le avevano riportate, costringendo Emiliano a fare subito delle precisazioni a riguardo che hanno comunque svelato un risvolto della medaglia assai drammatico per la tutela della salute dei pugliesi. Ma partiamo dall’inizio, dall’idea del governatore di chiudere i piccoli ospedali per risanare i bilanci delle Asl pugliesi. Una decisione – come si legge negli articoli di gennaio – ribadita durante il convegno dell’Ares. Stando a quanto riportano i quotidiani, Emiliano avrebbe detto che l’operazione “taglia ospedali” era partita con “uno studio da parte dell’assessorato alla Salute che ha definito i punti chiave dell’intervento”. A rischiare la chiusura sarebbero stati 11 ospedali in quanto “strutture deboli, macchine mangia soldi e zavorra per la comunità”, come avrebbe affermato il governatore.

In tutta la Regione si sono subito levate le barricate. Questa idea Emiliano, in realtà, l’aveva già palesata durante l’incontro “State of Health in the EU: Italy. Country Health Profile 2019”, e a riprenderla fu Telenorba: “Tagli a 11 piccoli ospedali per recuperare le risorse necessarie per la medicina territoriale e le assunzioni di medici e infermieri”. Immediata fu la reazione – tra gli altri – di Giandiego Gatta, vicepresidente del Consiglio regionale: “Apprendiamo dai media che Emiliano si accingerebbe a chiudere altri 11 ospedali in Puglia per ‘risanare’ il bilancio sanitario. Ritengo doveroso ammonirlo su una questione: non provi a toccare la struttura di Manfredonia, che ha già così tanto penalizzato. Pensi, piuttosto, a munirla di strumentazioni adeguate, medici ed infermieri, colmando le gravissime lacune delle piante organiche, perché se certi ospedali sono ‘improduttivi’, lo si deve al progressivo smantellamento che lui stesso ha operato”.

E aggiunse: “Non possono essere i cittadini a pagare il prezzo di un’inefficiente ed incapace gestione della sanità con la chiusura degli ospedali ritenuti ‘minori’ dalla sua visione miope e ragionieristica”. Emiliano replicò subito, così: “Non abbiamo chiuso neanche un ospedale e non ne chiuderemo in futuro. Come più volte ribadito, abbiamo semplicemente trasformato e riconvertito alcuni ospedali. Tutti i 39 ospedali che mi hanno dato quando sono diventato presidente, sono aperti, non ce n’è neanche uno chiuso”. E qui veniamo, però, alla vera nota dolente, cioè che, polemiche a parte, la sanità in Puglia è un disastro, e la responsabilità è di Michele Emiliano. Il suo “ridimensionamento” vale come una chiusura. E adesso che è scoppiata l’emergenza coronavirus il sistema sanitario pugliese rivela tutte le sue criticità.

Per vedere da vicino come stanno le cose, ci viene in soccorso un accurato articolo di Sergio Pargoletti pubblicato su Linkiesta. Scrive Pargoletti: “Il San Marco, punto di riferimento di un bacino d’utenza stimato in non meno di centodiecimila abitanti, di fatto non è più degno di chiamarsi ospedale: il punto nascite, uno dei fiori all’occhiello della città delle ceramiche, è stato chiuso; nei reparti di Ortopedia e Chirurgia non ci sono più posti letto ma si eseguono solo piccoli interventi in Day service; il pronto soccorso è stato sostituito da un punto di primo intervento che poco può fare se non disporre il trasferimento del paziente al Santissima Annunziata di Taranto quando si rende necessario effettuare approfondimenti diagnostici. Peccato però che al nosocomio del capoluogo ionico, nonostante l’abnegazione del personale sanitario, farsi visitare in tempi ragionevoli è un’impresa”. Dunque, il succo è che ufficialmente Emiliano non ha chiuso gli ospedali, perché sono ancora aperti, ma nei fatti è come se lo avesse fatto. Aggravando ancor di più la situazione pugliese.

Mario Conca, Consigliere del Movimento 5 Stelle della Regione Puglia, da quattro anni si occupa soprattutto di sanità. Anche lui non ha dubbi su quali siano le cause del collasso della sanità pugliese: “Le cause sono diverse – si legge sul suo sito – Certamente le gravi responsabilità regionali dovute alla mancanza assoluta di controllo a tutti i livelli, l’inesistente controllo di gestione, la mancata programmazione con atti aziendali mai chiusi, ma soprattutto per responsabilità governative e ministeriali”.

Michele Emiliano, in cinque anni di governo regionale, ha conservato ben stretta nelle sue mani la delega alla Sanità. Per questo è lui il vero responsabile. I risultati della gestione sanitaria non sembrano soddisfacenti, per non parlare dei conclamati fallimenti. Scrive Pargoletti: “Sulla spesa farmaceutica, per esempio, la Puglia detiene la maglia nera tra tutte le regioni italiane, conquistando un primato tutt’altro che invidiabile: nel periodo gennaio-agosto 2019, lo scostamento tra spesa programmata e quella reale ammonta a circa 222 milioni di euro. Il report è dell’Agenzia italiana del farmaco, c’è poco da contestare o puntualizzare”.

Non va meglio per le liste di attesa, per eseguire determinati esami o prestazioni. Per una visita cardiologica si possono aspettare anche più di 3 mesi. Stessa storia per una mammografia che negli ospedali pubblici ha una lista d’attesa che va da 2 mesi ai 205 giorni. Per le visite specialistiche urgenti, nonostante la legge preveda un termine di 7 giorni dalla richiesta, in Puglia invece si aspettano all’incirca 74 giorni per una risonanza all’addome o 47 giorni per un holter. Lo riporta ilquotidianoitaliano citando dati della Regione stessa. E quando le istituzioni pubbliche proprio non ce la fanno a garantire il diritto alla salute tocca direttamente ai cittadini, incredibile ma vero, mettere mano al portafogli e finanziare di tasca propria la sanità.

“Il reparto di oncoematologia pediatrica di Taranto, diretto da Valerio Cecinati, ad esempio è stato messo su con la raccolta fondi promossa da un gruppo di tarantini e il supporto determinante di Nadia Toffa, la Iena prematuramente scomparsa e a cui la struttura è stata intitolata”. Persino il microscopio, utilissimo per la diagnosi delle patologie neoplastiche, presto sarà sostituito con un altro di ultima generazione, grazie a una donazione delle guardie giurate che lavorano al Santissima Annunziata. Il bilancio della gestione Emiliano, dunque, è fallimentare, e rivela tutta la differenza che c’è tra il promettere in campagna elettorale e il realizzare le cose nei fatti.

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