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Proibito fare la doccia e tirare lo sciacquone! La sinistra ecologista detta le regole per la nuova emergenza

Se ne sentono di stranezze oggigiorno, eppure quelle pronunciate dal presidente onorario del WWF, Fulco Pratesi, sono comunque riuscite a scuotere l’audience, in qualche modo. Pratesi ritiene che “con questa siccità spaventosa dovremmo tutti essere più responsabili e capire quanto è preziosa l’acqua che usiamo tutti i giorni”, così, intervistato dal Corriere, ha esposto la sua personale “ricetta” per non contribuire a sprecarla.
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Fulco Pratesi spiega come risparmiare acqua

Come dicevamo, Fulco Pratesi è il presidente onorario del WWF. Ambientalista convinto, ha 87 anni e dall’aprile 1992 al marzo 1994 è stato deputato nel Parlamento italiano nel gruppo dei Verdi. È sua abitudine fare un uso molto moderato dell’acqua e dell’energia, perciò il Corriere della Sera ha pensato bene di interpellarlo per raccogliere le idee su come si possa risparmiare un po’ acqua. “Con questa siccità spaventosa che non accennerà a diminuire almeno fino a metà agosto dovremmo tutti essere più responsabili e capire quanto è preziosa l’acqua che usiamo tutti i giorni”, subito spiega Pratesi, che beve l’acqua di rubinetto, niente bottigliette che inquinano, nemmeno al ristorante e, parole sue, “bevevo anche quella del Tevere, quando uscivo in canoa con gli amici”. Rare lavatrici e lavastoviglie, niente doccia e un cambio di vestiti solo quando necessario.
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Niente doccia e niente phon

Dunque, un vero e proprio “integralista del risparmio idrico” l’ex giornalista. L’ultima doccia l’ha fatta “quando ero giovane e giocavo ancora a rugby”, anche se poi arriva la precisazione su come si lavi “la faccia e le ascelle e i punti critici mattina e sera, con una spugna e i barattoli, in modo da non sprecare l’acqua quando scende dal rubinetto. Mani e piedi, rapidissimamente”. Ma Pratesi non è soltanto attento all’utilizzo dell’acqua: “Quando lavo i denti chiudo subito il rubinetto e uso sempre lo stesso bicchiere: l’acqua la uso per risciacquarmi la bocca, prima di buttarla via. La barba non la faccio con il rasoio elettrico, perché anche l’energia è importante. Pure lì, faccio cadere l’acqua in un recipiente e poi quando ho fatto la uso per ripassarla sul viso. Non uso mai il phon”.
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Pochi sciaquoni e poche lavatrici fanno sorridere l’ambiente

Ovviamente, in un’ottica di risparmio, bisogna stare attenti anche all’utilizzo dello sciacquone. Già, perché secondo il fervente ambientalista: “solo per una pipì non si usa, nemmeno con il bottone più piccolo. Dopo due o tre volte va bene. Ma anche quando premo il bottone piccolo penso a quanto servirebbe quell’acqua ai bambini del Burkina Faso o alle donne del Centr’Africa che la vanno a prendere nei pozzi e la riportano indietro sulla testa”. Va da sé che assieme allo sciacquone bisogna stare attenti anche all’utilizzo dell’intimo, il quale di certo rappresenta uno dei problemi più grandi per quanto concerne lo spreco d’acqua attraverso i sistemi di lavaggio elettronico, anche chiamati “lavatrici”: “Le mutande me le cambio in maniera molto ecologica, ogni due-tre giorni, ma a volte di più. Comunque controllo: si capisce quando è arrivato il momento. E poi d’estate dormo senza pigiama, così non devo lavarlo”. Sulle magliette, “mi cambio quando serve. Ripeto: l’acqua è un bene preziosissimo. E poi lavare i panni non significa solo usare l’acqua, ma anche la corrente per stirarli. La lavatrice da noi si fa solo quando è piena”.
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Le responsabilità sono anche (e soprattutto) dello Stato

Insomma, Fulco Pratesi ha le idee ben chiare su cosa voglia dire risparmiare le risorse. Idee che ha cercato di trasmettere alla cittadinanza aprendosi con questa intervista. Ci domandiamo, però, cosa succederebbe al fondatore di WWF Italia se scoprisse che in Italia, ogni anno, circa il 40% dell’acqua potabile immessa nella rete viene letteralmente buttata via a causa della manutenzione pressoché inesistente degli impianti, che sono ormai obsoleti e datati. Forse gli prenderebbe un atto di cuore… Stando a quanto rilevato nel 2017, infatti, sono stati prelevati 9 miliardi di metri cubi di acqua: di questi, 8,3 miliardi sono giunti alle reti comunali, ma nelle abitazioni ne sono arrivati solo 4,9 miliardi. Dove sono finiti i restanti 4,1 miliardi di metri cubi? A quanto pare sono andati persi durante il tragitto e il motivo è legato alle infrastrutture, sulle quali sarebbe necessario investire per contenere quello che è un vero e proprio disastro ambientale che va avanti da anni. Come sempre si cerca di moralizzare i cittadini, omettendo le responsabilità di quelle Autorità Pubbliche che dovrebbero per prime intervenire sugli sprechi causati dalla loro (non) gestione. Vista l’emergenza siccità in atto, sarebbe opportuno intervenire una volta per tutte.

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