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Ponte Morandi, l’ultimo schiaffo alle vittime: “Negati i nostri diritti”. L’amara sorpresa al processo

Pubblicato il 27/06/2022 10:19

Una cifra mostruosa, 750 mila euro, per avere accesso all’insieme degli atti sull’inchiesta per il crollo del Ponte Morandi. Un’anomalia che ha spinto gli avvocati coinvolti nel processo per la tragedia di Genova a parlare di “diritto alla difesa negato”, puntando il dito proprio contro i tanti soldi richiesti sotto forma di diritti di segreteria per mettere le mani sui documenti depositati in tribunale. Un fascicolo da 64 terabyte, con 34 miliardi di file indicizzati.

Come raccontato da Repubblica, pochi giorni dell’inizio del processo (il 7 luglio prossimo) nessuno dei difensori ha ancora acquisito la montagna di documenti cartacei, file, programmi informatici. “Il costo forse è molto di più dei 750 mila euro – ha spiegato Enrico Scopesi, presidente della Camera Penale di Genova e difensore di uno degli imputati – è uno dei tanti problemi di questo processo, c’è una infinità di dati di difficile accesso, la cui estrazione è costosissima e tanti nostri clienti non possono farlo”.

Non bastasse, i dati necessitano speciali programmi di lettura, software. Gli stessi pm Massimo Terrile e Walter Cotugno in sede di udienza preliminare hanno ammesso di non essere a conoscenza di tutti i dati contenuti nel cervellone elettronico. “La ‘bestia’, costata un milione e 800mila euro, costruita da una società londinese che lavora anche per Nasa e Fbi è stata acquistata dalla Procura e utilizzata dagli investigatori del Primo Gruppo della Gdf di Genova”.

Il processo vede coinvolti 59 imputati accusati di omicidio colposo plurimo, falso, disastro, attentato alla sicurezza dei trasporti. Autostrade e Spea, le due società già imputate per la responsabilità amministrativa, sono invece ormai fuori: hanno patteggiato, versando 30 milioni di euro. La notizia era stata accolta con rabbia dai sostenitori di quel Movimento Cinque Stelle che, all’indomani del dramma, aveva promesso giustizia, salvo poi ovviamente girarsi dall’altra parte e lasciare che i colpevoli la facessero franca.

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