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I non vaccinati si contagiano meno dei trivaccinati: il flop terza dose nei dati Iss (che però replica così)

Pubblicato il 21/06/2022 11:58

L’ultimo rapporto pubblicato dall’Iss, l’Istituto superiore di sanità, ha fatto scoppiare una vera e propria bomba. Se i mass media di sistema stanno facendo di tutto per nascondere i dati e non dargli risalto, sotto traccia invece c’è chi – noi in testa – quei dati ha cercato subito di divulgarli. Perché attraverso gli ultimi bollettini l’Iss sta, di fatto, mettendo nero su bianco che in alcuni (per non dire quasi tutti) casi il vaccino non conviene, e che i non vaccinati si contagiano molto meno di chi ha 3 dosi. In più, emerge anche che in terapia intensiva ci finiscono molto più i trivaccinati e lo stesso vale – purtroppo – per i decessi. Insomma, se c’è una fascia in cui il vaccino proprio non conviene è quella dai 5 agli 11 anni, e a chi ha fatto la terza dose in tutte le fasce di età, per i quali l’efficacia è negativa o nulla. (Continua a leggere dopo la foto)

È un dato ormai consolidato, ma se fino a poco tempo fa derubricavano tutto a complottismo, quando invece facevamo solo semplice analisi dei dati, ormai anche lo stesso Iss non può fare nulla per nascondere i numeri e quindi l’evidenza. Come spiega Maddalena Loy su La Verità, “si chiama «efficacia negativa» e non è, come qualche pseudo esperto lascia intendere, un ossimoro inventato dai diversamente vaccinisti, ma un valore che si calcola con una formula: se il risultato è un numero negativo, l’efficacia è negativa. È una pura questione di aritmetica: quando il rapporto tra i rischi (rischio di malattia con vaccino rispetto a rischio di malattia senza vaccino, ad esempio) è maggiore di i, l’efficacia è negativa”, ed è proprio quello che si è verificato con questi “vaccini”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’evidenza più schiacciante si riscontra nella fascia che va dai 40 ai 59 anni: “Chi, tra questi, ha fatto il booster, ha molta più probabilità di infettarsi rispetto a chi è vaccinato da più di 4 mesi e la terza dose non l’ha mai fatta. Se un ossimoro c’è, dunque, consiste nel fatto che si continua a propagandare e a obbligare una profilassi che dà, in questo caso, valori negativi di efficacia”. Guardiamo i dati: “Nella fascia di età che va dai 40 ai 59 anni risulta che le diagnosi (i casi) di vaccinati con ciclo completo + booster siano state 1.260,7 su 100.000. Viceversa, i casi di non vaccinati sono di meno (1.075,3 su 100.000) e i vaccinati da più di 4 mesi sono ancora di meno: 723,7 casi su 100.000. Dunque, chi ha fatto la terza dose si infetta di più, sia rispetto ai vaccinati con due dosi, che rispetto ai non vaccinati”. (Continua a leggere dopo la foto)

Per le ospedalizzazioni dei 40-59enni stesso risultato: “7,7 ricoveri su 100.000 tra chi ha fatto il booster contro 7,5 tra chi ha fatto «solo» due dosi da più di 4 mesi. Quanto alle terapie intensive e ai decessi, nella stessa fascia di età non c’è alcuna convenienza tra chi ha fatto il booster e chi non lo ha fatto: l’efficacia è nulla. Per quale motivo il dato, eclatante, non è comunicato in maniera appropriata e, anzi, la scienza televisiva continua a caldeggiare terze e quarte dosi?”. La risposta appare fin troppo scontata in questa vicenda che sa sempre più di sola propaganda e per nulla di scienza. Aspettiamo ora che i televirologi smentiscano persino i numeri dell’Istituto Superiore di Sanità. Sarebbero capaci anche di questo.

Ma l’Istituto Superiore di Sanità considera questa lettura dei dati non corretta. E secondo una tradizione che ormai ha ridotto la scienza a dibattito fra tifosi invece di considerare le opinioni differenti come legittime interpretazioni di dati le bolla come fake news. Ecco la risposta dell’Iss (articolo aggiornato al 23-06-2022

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