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Arcuri, ecco quanto ha guadagnato nell’anno da commissario all’emergenza. Scoperte le carte, scoppia un altro caso

Pubblicato il 14/06/2022 10:05

Ricordate Domenico Arcuri? Sì, proprio lui, l’ex commissario all’emergenza Covid. Non un omonimo. Quello delle primuale, delle gaffe, dei dati falsati, dei banchi a rotelle… Dopo aver reso questo enorme servizio al Paese, si è eclissato, insieme a Giuseppe Conte e parte del primo governo pandemico. Zitto zitto, buono buono, Arcuri, che nel 2020 è stato impegnato per gran parte dell’anno in quel ruolo di commissario straordinario Covid cui lo nominò Conte, si è visto aumentare lo stipendio dal consiglio di amministrazione di Invitalia, superando abbondantemente il milione di euro. La notizia, lanciata da La Verità, solleva il velo su uno dei misteri più oscuri di questi anni. La relazione della Corte dei Conti sul bilancio 2020 della società controllata dal ministero dell’Economia trasmessa in Parlamento alla fine dello scorso mese di maggio rivela più di una chicca. (Continua a leggere dopo la foto)

Scrive La Verità: “Arcuri per tutto il 2020 ha mantenuto il doppio incarico, pur essendo la sua attività quasi totalmente assorbita dalle funzioni governative di commissario Covid che come si ricorda sono state assai discusse tanto da provocare la sua sostituzione appena insediato il governo di Mario Draghi. Eppure in Invitalia le indennità fisse e variabili previste per la sua funzione da amministratore delegato sono salite dai 241 mila euro del 2019 ai 293.177 euro del 2020. Questa però è solo la parte meno significativa dello «stipendio» incassato da Arcuri quell’anno. Perché come segnala la Corte dei Conti in nota a questa cifra va sommata quella a lui assegnata «per il rapporto di lavoro a tempo indeterminato di Direttore generale, pari a euro 450 mila di parte fissa e una retribuzione variabile nella misura annua del 60 per cento della retribuzione fissa». Quindi il compenso complessivo da direttore generale è ammontato a 720 mila euro (450 mila di emolumento fisso e 270 mila di quota variabile) che sommato alle indennità da amministratore delegato fanno 1.013.177 euro”. (Continua a leggere dopo la foto)

Sempre la Corte dei Conti annota però che a giugno 2020 il consiglio di amministrazione di Invitalia ha deliberato di assegnare ad Arcuri “per il 2020 un ulteriore obiettivo, al conseguimento del quale gli può essere riconosciuto un importo aggiuntivo rispetto alla retribuzione variabile relativa sia al rapporto dirigenziale, sia al compenso annuo ex articolo 2389, comma 3 del codice civile, pari al 20 per cento della stessa retribuzione variabile, quindi fino a un massimo del 12 per cento di quella fissa”. In nota alla tabella sugli emolumenti i magistrati contabili scrivono che “il consiglio di amministrazione di Invitalia ha valutato positivamente il 1° giugno 2021 il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal medesimo cda», e quindi ad Arcuri dovrebbero essere stati erogati a premio ulteriori 54 mila euro anche come direttore generale. (Continua a leggere dopo la foto)

Già nel 2016 ci fu una inchiesta della procura generale della Corte dei Conti per gli extra compensi rispetto ai limiti di legge erogati sia ad Arcuri che all’allora presidente di Invitalia e a tutti i consiglieri di amministrazione. Ebbene, queste nuove cifre superano di gran lunga quelle del passato. Complessivamente i magistrati contabili avevano individuato 1,9 milioni di euro oltre al dovuto corrisposto ad Arcuri & Co in più anni. “Invitalia i1 20 luglio 2017 emise un prestito obbligazionario di 350 milioni di euro quotato al mercato regolamentato” che ha permesso alla società di uscire dall’elenco delle controllate dal Tesoro ai cui manager poteva essere applicato il tetto massimo stipendiale omnicomprensivo di 240 mila euro l’anno imposto dal governo di Matteo Renzi a tutta la pubblica amministrazione”. Il rapporto della Corte dei Conti, dunque, mette in evidenza luci e ombre di tutto il bilancio 2020 di Invitalia.

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