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“No a ricollocamenti obbligatori”. Migranti, il nuovo patto Ue è uno schiaffo all’Italia

Con un discorso poco più lungo di 4 minuti, la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen ha lanciato il nuovo e attesissimo piano europeo per la gestione dei migranti. Sono bastati 4 minuti all’Italia per capire di essere stata fregata un’altra volta dall’Europa. “Bisogna bilanciare molti interessi – dice la von der Leyene – L’Europa deve abbandonare le soluzioni ad hoc”. Il piano (qui una sintesi del progetto), che nei dettagli è stato poi presentato dal vicepresidente Margaritis Schinas e dalla commissaria Ue, Ylva Johansson, non prevede infatti i trasferimenti obbligatori di migranti sbarcati nelle coste Ue verso gli altri Paesi dell’Unione europea. E questa era proprio la principale richiesta dell’Italia.

In questo nuovo piano, inoltre, emerge una sorta di ricatto: si dà infatti agli Stati la possibilità di decidere se accogliere i migranti sbarcati altrove o se finanziare il loro rimpatrio. Soldi in cambio del fatto di tenerseli. Esattamente come con la Turchia.
E così l’Italia diventa a tutti gli effetti il campo profughi d’Europa. Questa è la solidarietà europea, espressa nel secondo pilastro del nuovo patto, il punto in cui si chiamano in causa i singoli Stati Ue.

Questi ultimi “saranno tenuti ad agire in modo responsabile e solidale gli uni con gli altri”, come già previsto dai Trattati Ue. “Ogni Stato membro, senza alcuna eccezione, deve agire in modo solidale nei periodi di stress — sottolinea la Commissione — per contribuire a stabilizzare il sistema generale, sostenere gli Stati membri sotto pressione e garantire che l’Unione adempia ai propri obblighi umanitari”. In relazione alle diverse situazioni degli Stati membri e alla pressione dei flussi migratori, la Commissione propone “un sistema di contributi flessibili da parte degli Stati membri” che potranno aprire le porte alla “ricollocazione dei richiedenti asilo dal Paese di primo ingresso”, ma anche farsi carico del rimpatrio “di persone senza diritto di soggiorno” (con contributi da 10 mila euro a persona) o offrire “varie forme di supporto operativo”.

Il nuovo sistema, come quello in vigore, si basa quindi su forme di sostegno su base volontaria, ma “nei momenti di pressione sui singoli Stati membri saranno richiesti contributi più rigorosi, sulla base di una rete di sicurezza”. Quest’ultima si reggerà su “un meccanismo di solidarietà” che coprirà “lo sbarco di persone a seguito di operazioni di ricerca e soccorso, pressioni, situazioni di crisi o altre circostanze specifiche”. Chiacchiere. Solo chiacchiere. Nella sostanza, dunque, per l’Italia non cambia nulla. Anzi.

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