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“L’Italia dovrà restituire all’Ue i soldi del Pnrr”. L’allarmante scenario che spaventa Giorgia Meloni

Pubblicato il 23/01/2023 12:00

Alla fine della fiera, dopo tanti annunci roboanti e sorrisi autocelebrativi, l’Italia potrebbe subire la più clamorosa delle beffe sul fronte Pnrr. I soldi del cosiddetto Piano di ripresa e resilienza nazionale sono stati oggetto di critiche feroci nel corso degli ultimi mesi, con l’Europa a promettere come sempre miracoli salvo poi destinare agli Stati membri soltanto le briciole, e alle sue condizioni. Ora, però, ecco addirittura la notizia di un possibile smacco dietro l’angolo: il nostro Paese potrebbe essere addirittura costretto a restituire a Bruxelles una parte del tesoretto, per la precisione 70 miliardi di euro. Tutta colpa nei ritardi che stanno accumulando i ministeri e le Regioni nella gestione del piano, come rivelato da Affari Italiani. (Continua a leggere dopo la foto)
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Alcune centrale di spesa sarebbero al momento ingolfate. Con i Comuni a lamentarsi per la carenze di funzionari specializzati in bandi e rendicontazioni. A questo si aggiunge il caro materiali che finisce per svalutare gli appalti, contribuendo alla formazione di un quadro preoccupante. Le origini di questo caos sono in parte da ricondurre al “governo dei migliori” di Mario Draghi. Ma per Giorgia Meloni le grane, ora, sembrano tante, difficili da affrontare tutte insieme. (Continua a leggere dopo la foto)

L’Italia dovrà restituire i soldi del Pnrr: l’allarmante scenario

A fine dicembre, non a caso, Raffaele Fitto aveva sottolineato come il target dei 20,5 miliardi di spesa entro il 2022 non sarebbe stato raggiunto, con i problemi che si sarebbero trascinati quindi per tutto il 2023. Il super-ministro, figura chiave nella gestione del Pnrr, aveva anche annunciato che l’Italia avrebbe dovuto spendere 40,9 miliardi nel corso del 2023 e 46,5 nel 2024. (Continua a leggere dopo la foto)

Tra quest’anno e il prossimo, dunque, l’Italia dovrà impiegare la metà di tutte le risorse del Pnrr, circa 191 miliardi. Oltre a questi ci sono poi da spendere 29,9 miliardi di fondi Ue del 2014-2020, dei quali al momento è stato impegnato soltanto l’82%. In caso di cortocircuito, c’è il rischio concreto di dover restituire una grossa fetta di aiuti a Bruxelles, che si ritroverebbe così a essere l’unica beneficiaria dei pasticci del governo Draghi.

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