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“L’efficacia dei vaccini crolla dopo soli 6 mesi”: la clamorosa ammissione di Pfizer

L’efficacia dei vaccini nel tempo è molto inferiore a quello che potreste immaginare. A dirlo non è uno scienziato già bollato come “no vax” in quanto non allineato al pensiero unico, ma lo stesso numero uno di Pfizer, Albert Bourla. Che in un recente incontro con il gruppo bancario Cantor Fitgerald & co. ha spiegato: “Il nostro vaccino protegge molto bene contro malattie gravi e contro il ricovero durante i primi 6 mesi. Dopo c’è una diminuzione dell’immunità”.

"L'efficacia dei vaccini crolla dopo soli 6 mesi": la clamorosa ammissione di Pfizer

“Il declino – ha specificato Bourla – inizia sempre con una lieve infezione, e poi cala anche la protezione contro infezioni gravi e la protezione dai ricoveri ospedalieri e purtroppo anche la protezione dalla morte”. Il vertice di Pfizer ha anche sottolineato come questi dati sulla protezione limitata nel tempo del farmaco siano stati riscontrati non solo dalla casa farmaceutica sul campione originario, ma anche dal ministero della Salute israeliano che ha svolto analisi sulla popolazione negli ultimi mesi, dopo una massiccia campagna di somministrazione.

Tutte le evidenze raccolte, insomma, vanno nella stessa direzione: una chiara caduta della protezione, “prima con infezioni asintomatiche, poi con malattia lieve. E subito dopo ricoveri e infezioni gravi”. La conferma, ancora una volta, di quanto ancora poco sappiamo realmente dei farmaci anti-Covid, lanciati in fretta e furia dalle aziende farmaceutiche per aumentare i loro già notevoli guadagni. E con l’Italia che, ancora una volta, finge di non sentire, tirando dritta per la sua strada e ignorando ogni campanello d’allarme.

La linea del governo Draghi è ancora quella, infatti, della vaccinazione a tutti i costi e per tutti. E pazienza se proprio in queste ore Svezia e Danimarca hanno deciso la sospensione delle somministrazioni sui pazienti under 18 per il “rischio di miocardite, soprattutto negli uomini”. Il premier e suoi fedelissimi, a partire dal ministro della Salute Roberto Speranza, da quell’orecchio non vogliono proprio sentire. E continuano a studiare, piuttosto, modi per rendere l’obbligo di Green pass ancora più stringente.

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