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“Basta chiusure”. I lavoratori dello spettacolo occupano il Globe di Gigi Proietti a Roma

Sono le lavoratrici e i lavoratori del mondo dello spettacolo e della cultura. Quelli che non hanno ricevuto il becco di un quattrino e che non lavorano da un anno. Quelli che sono stati tagliati fuori da ogni sussidio e da ogni tipo di attenzione, anche mediatica. Nessuno parla di loro, come se fossero invisibili. E quindi oggi, 14 aprile, hanno occupato il Globe Theatre di Roma, un simbolo legato a lungo all’indimenticabile Gigi Proietti. Dopo più di un anno dal blocco degli spettacoli dal vivo, la rete dei lavoratori dello spettacolo e della cultura di Roma, chiedono una riforma strutturale del settore. Basta chiusure: vogliono tornare a lavorare. (Continua a leggere dopo la foto)

“Non vogliamo una riapertura senza sicurezza, che ci faccia ripiombare in un mondo del lavoro ancora più incerto e privo di garanzie. Riapriamo questo spazio a tutte le precarie, a tutti gli sfruttati, per riappropriarci di un tempo di confronto e autoformazione”, sostengono i lavoratori che sui social hanno pubblicato una foto dell’occupazione a Roma. Un grosso striscione alle loro spalle recita: “A noi gli occhi, please” richiamando lo spettacolo di successo di Gigi Proietti, che fu direttore del teatro. (Continua a leggere dopo la foto)

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“Tutto si sta svolgendo nel rispetto delle disposizioni sanitarie, tutte e tutti si sono sottoposti a tampone”, dicono gli occupanti. “Questa assemblea cittadina”, si legge in un comunicato ripreso da Today, “oggi sente la necessità di un tempo e di uno spazio per allargare la discussione e includere le altre forme di precarietà. In complicità con le lotte che hanno unito lavoratrici e lavoratori del settore in tutta Europa, proseguiamo il percorso di autoformazione e autodeterminazione per ottenere diritti e tutele per tutte e tutti”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Non siamo qui per chiedere la riapertura dei teatri: troppi spazi piccoli e medi non riuscirebbero a riaprire in queste condizioni, troppi lavoratori continuerebbero a rimanere a casa senza reddito. La falsa ripartenza della scorsa estate ce lo ha dimostrato. Chiediamo che vengano assunto e internalizzato tutte le lavoratrici e lavoratori a tempo determinato dei grandi Enti, Fondazioni, Teatri e Musei. Non è più tollerabile che ci siano nello stesso luogo di lavoro disparità contrattuali, remunerative e tutelari, spesso causate anche dalla presenza di differenti parti datoriali: ecco perché è fondamentale vietare o ridurre al minimo la pratica degli appalti e subappalti”.

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