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“La vendetta di Putin”. Esplosione manda in fumo un mega-gasdotto. L’Europa trema

Pubblicato il 20/12/2022 18:53

La spaventosa esplosione del gasdotto “Brotherhood” che, dalla Russia, trasportava il metano in Europa, assomiglia per la tempistica e per la rilevanza dell’obiettivo a una ritorsione contro i governi europei, all’indomani della decisione sul Price cap. O, magari, si tratta di una coincidenza. Per chi crede nelle coincidenze. L’unica cosa certa è il bilancio, nell’insediamento rurale di Ria Novosti, come riporta l’agenzia di stampa russa TASS, di tre morti e un ferito tra gli operai impegnati nella fondamentale infrastruttura nel tratto di Urengoy-Pomary-Uzhhorod, in Siberia.  Il gasdotto, proprio dalla Siberia nordoccidentale, attraversando l’Ucraina, arrivava in Europa e fino all’Italia, al Tarvisio. Sono occorse sei ore per domare l’incendio. L’incidente – per ora lo definiamo così – è avvenuto alle 13,50 ora di Mosca (le 11,50 in Italia). Come scrivevamo appena ieri, pare che il conflitto russo-ucraino, proprio oggi giunto al trecentesimo giorno di scontri senza tregua, stia per vivere una escalation. Riguardo all’esplosione, le fonti russe parlano di “fuga di gas”, come fa il Ministero delle Emergenze della regione di Chuvashia. Il Ministero stesso, frattanto, ha diramato una nota secondo la quale sarebbe stato accertato che l’esplosione si è verificata durante i lavori di riparazione “programmati sulla sezione del principale gasdotto sotterraneo Urengoy-Pomary-Uzhgorod con un diametro di 1420 mm”. Ora, le riparazioni impiegheranno non meno di tre giorni. Le ricadute sono notevoli anche sui mercati – entità astratta che oramai pare governare le nostre vite – e RaiNews, con un gioco semantico notevole e forse non voluto, parla di “fiammata del prezzo del gas”. I future Ttf di Amsterdam, che in mattinata erano arrivati a sfiorare i 100 euro al megawatt ora (-7,7%), si sono impennati per poco del 6,6%, raggiungendo quota 115 euro, per poi ridimensionare i rialzi all’1,3%, a 110 euro. (Continua a leggere dopo la foto)

Va notato che l’incidente fa venire in mente l’esplosione del gasdotto sottomarino Nord Stream, al centro delle accuse reciproche tra Russia e Paesi Nato. Dopo l’esplosione di oggi, gli inevitabili dubbi e interrogativi sulla prosecuzione dei flussi di gas sono stati sanati, al momento, da Gazprom: il colosso russo dell’energia ha assicurato la prosecuzione delle forniture. “La sezione danneggiata del gasdotto è stata prontamente localizzata. Il trasporto del gas ai consumatori è fornito integralmente attraverso gasdotti paralleli”, ha, poi, dichiarato la società di trasporto del gas in un comunicato. Ma la paura, la fondata paura, è che gli Stati europei dovranno cominciare a fare i conti con forniture sempre più scarse da Mosca. Come sempre, i cittadini, già stremati dal caro bollette e dal rincaro delle materie prime per un conflitto di cui non sono parte, potrebbero essere ulteriormente danneggiati dalle politiche europee di invio di armi all’Ucraina, che di fatto trasformano l’Unione europea tutta in una parte cobelligerante, al di là della retorica europeista sui “settant’anni di pace”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’infrastruttura interessata dallo scoppio ha 42 stazioni di compressione, di cui nove nella sola Ucraina, il cui territorio percorre per oltre mille chilometri. Il gasdotto è stato progettato nel 1978 ed è stato attivato nel 1984. Entra in Ucraina attraverso il punto di misurazione di Sudzha ed è attualmente il principale canale percorso dal gas russo per raggiungere l’Europa. Il suo diametro è di 1,42 metri.

La capacità di trasporto originaria era pari a 32 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Dal 1999, la capacità annua di fatto è stata pari a 27,9 miliardi di metri cubi.

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