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“C’è assoluta ignoranza”. Le bordate del sociologo disintegrano i “compagni” del PD (VIDEO)

Pubblicato il 20/12/2022 17:24

Anche il sociologo Domenico De Masi ingrossa le fila di chi, da giorni, sta picconando la malmessa sinistra italiana, e segnatamente il Partito democratico. Ce ne siamo già occupati. D’altronde, diceva Pietro Nenni: “A fare il puro, troverai sempre uno più puro che ti epura”. Da decenni la sinistra si è auto-intestata una certa superiorità morale, oggi finalmente messa in discussione dai recenti casi di cronaca giudiziaria la cui eco giunge da Bruxelles sino ai palazzi della sinistra nostrana. Il sociologo, noto per le simpatie “grilline” della prima ora, ma comunque sempre analista attento del panorama politico, era invitato al primo appuntamento dell’iniziativa Dialoghi a sinistra, impegnato in un dibattito sul futuro del campo sedicente progressista con Goffredo Bettini, coordinatore del Pd. Il dibattito in streaming era stato organizzato da Il Fatto Quotidiano e moderato da Luca Telese. E partono le bordate: “a sinistra del Pd c’è una prateria enorme fatta di 14 milioni di poveri, tra assoluti e relativi”. La prateria non si è creata dall’oggi al domani, ma, secondo la visione di Domenico De Masi, origina da anni in cui il Partito guidato dal segretario uscente Enrico Letta si è progressivamente smarcato dal tradizionale riferimento delle classi più disagiate, per assurgere a una dimensione liberale e, soprattutto, elitaria. (Continua a leggere dopo il VIDEO)

La pensa così il sociologo molisano, già preside della facoltà di Scienze della comunicazione della Sapienza di Roma, il quale rincara la dose: “il Pd non sa stare all’opposizione perché non si è preparato negli ultimi venti anni”. In realtà, ancora nelle sue argomentazioni, bisognerebbe risalire sino all’immediato post-Berlinguer, che è stato l’ultimo uomo politico di sinistra che si è posto come punto di riferimento del proletariato e del sottoproletariato. Oggi, invece, quel popolo “si è disperso in mille rivoli”. Una consistente fronda, come potremmo definirla, ha invece ruotato a 360 gradi, sino a finire nel campo avverso. Segno che la destra, oggi, ha comato quel voto, dato che molti appartenenti ai ceti più penalizzati hanno votato proprio per il partito di Giorgia Meloni e per il suo programma. Ancora Domenico De Masi: pure “il rapporto con le classi medie che si stanno proletarizzando sempre di più” è venuto meno al Pd. Dunque, il Partito democratico non sarebbe preparato alla opposizione (abituato a governare senza essere eletto, ci permettiamo di aggiungere, dal 2011 sino a tre mesi fa) ma, per lo meno, “la destra al governo costringe tutta la sinistra a stare all’opposizione. Anche persone nate e cresciute nell’alveo governativo”. (Continua a leggere dopo la foto)

Vedremo se i Dem sapranno stare all’opposizione; una opposizione seria e costruttiva, che quindi non si concentri sulle amenità del politicamente corretto. Questo è il nostro augurio. Ma torniamo a De Masi, il quale auspica un’apertura al Movimento cinque stelle. “In tutti questi anni a dialogare con i Cinque stelle ci siamo stati solo Bettini e io. E tutti mi prendevano in giro”, per poi chiosare: “dopo l’assoluta ignoranza di cosa avveniva nel M5S, adesso c’è l’assoluta ignoranza di cosa avviene a destra”.

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