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Schiaffo all’Italia. Gas, il tetto al prezzo è una barzelletta: “Tante chiacchiere per una fregatura”

Pubblicato il 18/10/2022 08:47 - Aggiornato il 18/10/2022 09:28

Un’attesa lunghissima, snervante, che potrebbe risolversi nella più classica delle beffe. Seguendo un copione purtroppo famigliare a chi segue da vicino le vicende legate all’Unione Europea, istituzione che non è certo sinonimo di benefici per il nostro Paese. Dopo tanti giorni di discussione, a breve potrebbe arrivare la prima mossa per contrastare la crisi energetica, con una bozza che ha già iniziato a circolare e che la Commissione Ue dovrebbe presentare nelle prossime ore agli Stati membri. Nel testo si delinea come possibile soluzione all’emergenza l’introduzione di un “tetto al prezzo del gas” di natura però “dinamica e temporanea”. Un’idea ben diversa da quella portata avanti nelle ultime settimane da Mario Draghi (Continua a leggere dopo la foto)

Come anticipato dal Fatto Quotidiano, il piano della Commissione sarebbe articolato e, prima che al price cap, punterebbe soprattutto sulla piattaforma congiunta per l’acquisto comune di gas tra i 27 Paesi, così da riempire almeno il 15 per cento dei loro stoccaggi. Una sorta di acquirente unico (che la Commissione dovrà mettere in piedi rapidamente) che dovrebbe servire ad abbattere i prezzi evitando accordi nazionali, anche se poi i singoli Stati non sarebbero costretti ad acquistare : sarebbe efficace, dunque, solo in caso di partecipazione da parte di tutti. (Continua a leggere dopo la foto)

Il price cap, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbe funzionare come una sorta di “meccanismo di ultima istanza”, da applicare al famoso Ttf (la Borsa del gas di Amsterdam) solo in casi di estrema volatilità dell’indice per tagliare i picchi eccessivi nelle quotazioni. Il tutto, nelle intenzioni, consentirebbe di evitare distorsioni del mercato (quindi si potrà comprare extra Borsa), far salire i consumi (che dovranno ridursi) o mettere in pericolo le forniture per alcuni Paesi, viste anche le minacce della Russia. (Continua a leggere dopo la foto)

Lo strumento dovrebbe rimanere in vigore per tre mesi. Una misura ben lontana dalle proposte italiane, ovvero un tetto dinamico ma con parametri diversi e sotto certi aspetti più rigidi, con oscillazioni minime intorno a un prezzo ben fissato. Idea che era stata avversata fin da subito da Paesi come Olanda e Germania, che agli occhi dei vertici di Bruxelles hanno un peso specifico ben superiore al nostro. Gianluigi Paragone, fondatore del partito Italexit, ha commentato così l’accordo: “Ancora una l’Italia si trova a fare i conti con una fregatura bella e buona. Dopo tante chiacchiere, la montagna ha partorito meno di un topolino”.

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