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Il PD ora difende la Francia. Le assurde dichiarazioni dell’esponente democratico sul caso Ustica

Pubblicato il 03/09/2023 15:58 - Aggiornato il 03/09/2023 18:12

Era il portavoce dell’allora presidente del Consiglio Francesco Cossiga, ed è stato a lungo senatore del Pd, Luigi Zanda. Nel 2022 ha deciso di non ricandidarsi, ma, sia per la sua lunga militanza politica, e soprattutto per la sua vicinanza allo stesso Cossiga, è una delle persone più indicate per parlare della strage di Ustica del 27 giugno 1980, ritornata prepotentemente d’attualità a seguito delle rivelazioni – in qualsiasi caso, molto ma molto tardive – di Giuliano Amato, che peraltro non rappresentano una novità, tant’è che sempre Cossiga le riferì nel 2008. “Do per certo che la Francia di Macron collaborerà con l’Italia”, se il governo di Giorgia Meloni avanzerà delle richieste, afferma Zanda, sollecitato da Concetto Vecchio per la Repubblica. La tesi di un missile francese e del fallito attentato a Gheddafi, invero, circola da decenni e, naturalmente, giunse all’orecchio di Zanda e dunque di Cossiga. Il primo a parlarne, come abbiamo scritto nel ricostruire la carriera giornalistica del compianto Andrea Purgatori, fu appunto il giornalista d’inchiesta che ad Ustica ha dedicato anche la sceneggiatura del film intitolato Il muro di gomma: formula efficace, questa, per descrivere quel muro contro cui andava a sbattere chiunque cercasse la verità sulla strage che costò la vita alle ottantuno persone che si trovavano sul DC 9 della Itavia. (Continua a leggere dopo la foto)
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La battaglia nei cieli e la “debolezza” dell’Italia

Tra i tanti immancabili depistaggi che contornarono la triste vicenda, dall’ipotesi della bomba a quella, davvero inverosimile, del cedimento strutturale, l’ipotesi del missile di un Paese amico prese piede anche tra i vertici istituzionali. “L’esame dei radar aveva documentato che il Dc9 era stato attorniato da manovre di aerei militari”, ammette Zanda, anche per la contestuale esercitazione della Nato (una coincidenza temporale piuttosto sospetta). Sicché: “Informai Cossiga, e Cossiga mi invitò a chiedergli la fonte. Purgatori non volle comprensibilmente rivelarla”. Anche l’ammiraglio Martini, allora capo dei Servizi segreti, illustrò tale ipotesi ancora a Francesco Cossiga. La “battaglia nei cieli” avveniva, per Zanda, nel contesto di “un’Italia assai debole”. Ora, posto che questa a nostro avviso è una frase incauta, che pare quasi una giustificazione della assoluta mancanza di volontà di giungere alla verità, e sembra una difesa degli interessi francesi (è nello stile del Pd difendere gli interessi di tutti, eccetto che degli italiani), va detto che Rino Formica, il quale all’epoca dei fatti era ministro dei Trasporti, osservò come i francesi mai abbiano smentito l’ipotesi del missile e, nel linguaggio diplomatico tra gli Stati, “non smentire un’affermazione grave è cosa molto vicina ad un’ammissione”, nota ancora Luigi Zanda, che a sua volta nega di essere mai stato al corrente di segreti di Stato o di informazioni riservate su Ustica. E poi, il “gigantesco conflitto d’interessi” di cui parla l’ex portavoce di Cossiga, un fatto sconosciuto ai più: il recupero dell’aereo venne affidato ad una ditta legata ai servizi segreti francesi. “La trovo una cosa enorme”, dice Zanda e, alla luce di quello che è emerso e sta faticosamente emergendo anche ora, come dargli toro? Riguardo alla “debolezza” del nostro Paese nello scacchiere internazionale, prima accennata, l’ex senatore del Pd contestualizza quell’anno, il 1980, che a distanza di poche settimane vide anche la tragedia della bomba alla stazione di Bologna: “L’economia non andava bene. Poi arrivò la decisione degli Usa e della Nato di impiantare gli euromissili in Europa, e venne meno anche la residua possibilità di un colloquio costruttivo col Pci”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Zanda corregge Amato

Dunque, “Se è vero che nei cieli italiani si è combattuta una guerra senza che nessuno degli alleati avesse informato il nostro governo vorrebbe dire che non godevamo di una grande considerazione”. C’è un punto su cui, tuttavia, Zanda corregge Amato, per il quale fu Craxi ad avvertire Gheddafi che i francesi volevano ucciderlo. “Cossiga disse ai magistrati d’aver saputo che per ben due volte i servizi segreti avvisarono Gheddafi – ricorda Luigi Zanda – Penso che queste sono azioni tipiche da intelligence”.

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