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Ecco come l’Europa spierà i giornalisti italiani. Cosa accadrà a breve in Italia: “Sarà tutto legale”

Pubblicato il 03/10/2023 18:38 - Aggiornato il 04/10/2023 07:46

Lo “spionaggio” contro i giornalisti che fanno il proprio mestiere, ora, è legge. Anche se lo European media freedom act contiene quella parola, freedom ovvero libertà, la misura ci pare piuttosto liberticida, una censura preventiva. Ma andiamo con ordine, sempre tenendo a mente che il prossimo anno si terranno le elezioni europee. Riunito in sessione plenaria, il Parlamento europeo ha approvato la legge sulla libertà e la trasparenza dei media, con 448 voti a favore, 102 contrari e 75 astensioni. Proposto dalla Commissione europea nel settembre 2022, il testo, ammantato dei consueti buoni propositi con cui l’Unione europea presenta le proprie norme più controverse, prevede l’obbligo per i Paesi Ue di garantire la pluralità dei media e proteggerne l’indipendenza da interferenze governative, politiche, economiche o private. Esattamente, come? “In ultima istanza”, in accordo con l’articolo 4 della legge, gli Stati possono ricorrere ai controlli sui giornalisti attraverso degli spyware, per questioni di “sicurezza nazionale”, ufficialmente. (Continua a leggere dopo la foto)
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ue media freedom act

I software-spia

Gli Stati europei potranno installare tali software-spia su qualsiasi mezzo utilizzato da una redazione o dai singoli giornalisti, al fine di monitorarne l’attività. Sono ben 32 i reati per i quali potrebbe essere autorizzata la sorveglianza dei giornalisti, nel nome di questi non meglio specificati criteri di “sicurezza nazionale”. È stata soprattutto la Francia a premere su questo punto della norma. Il testo propone l’istituzione di un “nuovo Comitato europeo per i media composto dalle autorità nazionali dei media”, che sarà un organo di “consiglio e sostegno alla Commissione Europea”. Appena lo scorso 27 settembre, ottanta associazioni, in rappresentanza della società civile e dei media europei, tra cui l’EFJ (European Federation of Journalists), avevano scritto una lettera allo stesso Parlamento europeo per cassare e scongiurare la parte del testo relativa allo spionaggio dei cronisti. Invano. Il resto dell’impalcatura normativa riguarda la trasparenza sugli assetti e i finanziamenti degli organi di stampa e la moderazione dei contenuti. È sancito, dunque, l’obbligo di pubblicare informazioni sull’assetto proprietario e riferire sui fondi che i media ricevono attraverso la pubblicità statale o il sostegno pubblico, anche da Paesi terzi. Inoltre, gli europarlamentari che hanno implementato la bozza della commissione chiedono che sia messo a punto un meccanismo per gestire la rimozione dei contenuti. Le piattaforme dovrebbero poi informare i media interessati dell’intenzione di eliminarne o limitarne i contenuti, lasciando loro 24 ore per rispondere. Se, trascorso questo termine, la piattaforma ritiene che il contenuto mediatico non sia conforme ai propri termini e condizioni, può procedere con la rimozione. (Continua a leggere dopo la foto)
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Finanziamenti e trasparenza

Il Parlamento ha proposto, infine, che non si possa destinare a un organo di stampa, a una piattaforma online o un motore di ricerca più del 15% del bilancio disponibile complessivo nazionale per la pubblicità statale. La legge prevede altresì, come leggiamo su Il Fatto Quotidiano, l’istituzione di un “gruppo di esperti” indipendente, che rappresenti il settore dei media e la società civile per fornire consulenza al nuovo comitato.

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