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“Può intercettare ogni smartphone”. Qatar gate, lo scandalo si allarga. Volevano insabbiare “Pegasus”

Pubblicato il 26/12/2022 19:42

Il Marocco ha usato il software-spia Pegasus, prodotto da una start up israeliana, come un “braccio armato” per condurre un’operazione di spionaggio e influenza in Europa. Emerge dalla lettura, tra le altre, de La Verità. Cosa lega questa notizia allo scandalo Qatargate, sempre foriero di nuovi aggiornamenti? Presto detto: l’anno scorso una inchiesta del parlamento europeo, anche grazie al contributo dell’intelligence del Belgio, ha iniziato a indagare su un Dossier Pegasus, il software sviluppato dall’israeliana Nso Group che sarebbe stato usato da diverse spie legate al Dged, il servizio segreto del Marocco e, presumibilmente, dai “colleghi” del Qatar. Già oggi, in questo articolo, abbiamo paventato i rischi relativi a software del genere. L’obiettivo, oramai conclamato, era costruire una rete di influenza in Europa, registrando addirittura alcune sedute della Commissione europea. Quest’ultimo particolare è stato certificato da Didier Reynders, commissario per la Giustizia, sul cui iPhone giunse una notifica su un sospetto tentativo di hakeraggio. Fu dalla sua segnalazione, risalente, come ricostruisce La Verità, al 2021, che prese avvio l’inchiesta. Sicché, nel marzo di quest’anno il parlamento europeo ha istituito una commissione d’inchiesta sull’uso di Pegasus come di altri spyware, con 635 sì, 36 no e 20 astenuti.

Il tentativo dell’intelligence marocchina e di quella del Qatar era, dunque, di infiltrarsi nelle istituzioni dell’Unione europea. Secondo la procura belga, Andrea Cozzolino (in foto), eurodeputato del Pd dal 2009, iscritto al gruppo dei Socialisti e democratici – precisamente quello nell’occhio del ciclone Qatargate –, assieme alla celebre Eva Kaili e Marie Arena, che erano membri della commissione d’inchiesta, costituivano una vera quinta colonna al servizio dell’intelligence marocchina. (Continua a leggere dopo la foto)

Il loro compito è così illustrato sulle pagine de la Repubblica: “Intervenire, senza però mai dare l’impressione di lavorare per il nemico”. Occorre, ora, rammentare che un altro dei personaggi principali dell’inchiesta sul Qatar è Pier Antonio Panzeri, ex europarlamentare e – soprattutto – capo della delegazione per il Maghreb, arrestato, com’è noto, con l’accusa di corruzione. Già nel 2011, in un documento interno del governo marocchino visionato dal sito Politico, si parlava di Panzeri come di un potenziale “alleato di peso”. Yassine Mansouri, il capo degli 007 marocchini, avrebbe incontrato sia Panzeri che Cozzolino, stando a quanto scritto da Fabio Amendolara su La Verità. Apprendiamo, ancora, da la Repubblica che la rete messa in piedi dai servizi segreti marocchini, grazie alle sue inconfessabili relazioni comunitarie, avrebbe conseguito diversi obiettivi: “Numerose risoluzioni votate; numerose dichiarazioni della delegazione per le relazioni con il Maghreb; la nomina di candidati per il premio Sakharov; l’alterazione del rapporto annuale del Parlamento europeo su politica estera e sicurezza comune; diverse nomine di eurodeputati come membri o vicepresidenti di commissione”.

La presidente della commissione d’inchiesta dell’europarlamento, Sophie in ’t Veld ha confermato di “non aver trovato una alleata in Eva Kaili”. Ora ci spieghiamo il perché. (Continua a leggere dopo la foto)

I servizi segreti di Rabat, già nel 2021, furono accusati di spiare, attraverso Pegasus, il presidente francese, Emmanuel Macron, nonché – tra gli altri ben diecimila contatti che sarebbero stati hakerati – quello dell’ex presidente della Commissione, Romano Prodi, e dell’attuale presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

Altresì, denunciava lo scorso anno Amnesty International, addirittura 180 giornalisti di tutto il mondo, oltre ad attivisti e leader politici, erano spiati dall’intelligence del Paese maghrebino.

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