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“Fuori dal carcere grazie alla riforma Cartabia”. Esplode la rabbia per il caso Genovese

Pubblicato il 02/02/2023 12:58

C’era anche lei in quello che i media, con toni trionfalistici oltre ogni logica, avevano ribattezzato “il governo dei migliori”. Mario Draghi l’aveva scelta come ministro della Giustizia e lei, Marta Cartabia, aveva subito detto sì. Un curriculum, scrivevano i giornali vicini all’esecutivo dell’ex presidente Bce, che parlava da solo: giudice della Corte costituzionale, poi presidente, la prima donna a ricoprire questa carica nel nostro Paese. Il nome perfetto, insomma. O almeno così hanno provato a farci credere. Perché gli effetti della riforma voluta da Cartabia sono stati evidenti fin da subito e proseguono ancora oggi. Come spiegato da La Verità, l’ultimo “capolavoro” è stato il proscioglimento di Mirian A., per il quale erano stati chiesti 8 anni di carcere. Il 28 febbraio di tre anni fa, i militari avevano scoperto che teneva l’allora fidanzata chiusa in un appartamento di Cascina Belfuggito, a Sant’Angelo di Lodi, la porta bloccata con una catena. Costretta a vivere in una zona trasformata in scasso d’auto rubate a cielo aperto, senza poter nemmeno uscire quando voleva. (Continua a leggere dopo la foto)

La ragazza aveva raccontato subito ai carabinieri l’inferno quotidiano che era costretta a sopportare, con la Procura di Lodi che aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di Mirian, di origini romene. Dal 1 gennaio però sono entrate in vigore le nuove norme volute dall’ormai ex ministro Cartabia, subito sfruttate dal difensore dell’imputato: il sequestro di persona se non aggravato da scopo estorsivo e non commesso nei confronti di persona incapace non è più reato procedibile d’ufficio. (Continua a leggere dopo la foto)

Il pm si è trovato così a dover recuperare la querela e constatare che la ragazza, spaventata, non l’aveva mai formalizzata né si era costituita parte civile. Al momento, anzi, “è irreperibile”. E così il lavoro di indagine fatto dalle forze dell’ordine nei confronti di Mirian si è di colpo trasformato in carta straccia, completamente inutile. Casi del genere se ne stanno già vedendo in ogni Regione d’Italia. (Continua a leggere dopo la foto)

Tra i “graziati” da Cartabia c’è infatti anche Alberto Genovese, ex imprenditore processato con rito abbreviato a Milano per aver stordito con delle droghe e poi violentato due modelle. Ha accettato una condanna a 6 anni e 11 mesi, chiudendo il processo già in primo grado per sfruttare le nuove norme, senza impugnare la sentenza. In assenza di impugnazione in secondo grado, infatti, potrà beneficiare di uno sconto di pena di un sesto. Calcolando il tempo già trascorso in custodia cautelare, potrebbe anche non tornare più in carcere e ottenere l’affidamento terapeutico in quanto tossicodipendente.

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