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“Un cappio al collo dell’Italia”. Un debito da 235miliardi che sta già devastando l’economia nazionale

Pubblicato il 03/12/2022 13:24

Siamo alle solite, ci si accorge del cappio dell’Europa solo dopo. Ma non parliamo di chi quegli accordi li firma, perché loro lo sanno benissimo come funziona. Parliamo della stampa accondiscendente e asservita che quegli accordi li spinge e li sponsorizza, in malafede. Mentono sapendo di mentire. Poi, però, il conto arriva sempre e la verità diventa innegabile. È successo sempre, da quando l’Italia è entrata nell’Ue. E succede anche ora, con il Pnrr. Politici e giornali ora lanciano l’allarme. Si legge dappertutto: “Rischio stop ai progetti del Pnrr”. Ma dai! E ancora, qualcuno inizia a mettere l’accento che quei soldi non sono un regalo, ma sono un altro enorme debito sul capo delle future generazioni. Spiega molto bene Claudio Antonelli su La Verità: “In pratica, stiamo scommettendo d’azzardo con una fiches da 235 miliardi. Giornali e buona fetta di politici, soprattutto quelli che oggi stanno all’opposizione, scoprono il dramma del Pnrr. C’è l’inflazione, i prezzi delle materie prime per i cantieri sono aumentati anche del 35%. Come si possono portare avanti i progetti? Oddio, il Recovery plan è un vincolo interno e se non ci sono più le condizioni i soldi da investimenti diventano soltanto debito”. (Continua a leggere dopo la foto)

Continua Antonelli: “Il fatto è che il Recovery è una forma di indebitamento progressivo basato su vincoli interni che difficilmente si possono cambiare in corsa. Lo scrivevamo già a partire dal 2020 ed è esattamente ciò che si sta verificando in queste settimane. C’è però dell’altro. L’inflazione che colpisce il nostro Paese e in generale il Vecchio Continente si basa su tre gambe. La prima è indotta e deriva dal cambiamento brusco della globalizzazione. Le filiere del valore produttivo si sono interrotte in poco tempo. Ciò è avvenuto durante il Covid e la guerra in Ucraina scoppiata lo scorso 24 febbraio è stata solo la ciliegina sulla torta. Non certo la causa scatenante. C’è poi una componente inflattiva dovuta ad anni di interventi espansivi della Banca centrale europea e in generale delle banche centrali in giro per il globo. Infine, c’è un terzo pilastro che si basa sulle scelte dei governi di stampare moneta e intervenire con grandi piani di sostegno dell’economia”. (Continua a leggere dopo la foto)

A settembre del 2021 gli enti ufficiali di rilevazione in giro per l’Europa fornivano percentuali di crescita dell’inflazione mai superiori al 3%. “Eppure, già allora, la benzina galoppava, il grano e il frumento erano cresciuti in poco più di sei mesi del 60 e del 20%. Invece, la politica e le istituzioni europee rassicuravano chiunque”. E grazie, diciamo oggi. “La fiammata sulle materie prime è solo un fatto temporaneo”, diceva ad esempio Frans Timmermans, vice presidente della Commissione Ue, per ribadire che non bisognava farsi influenzare dagli aumenti “temporanei” dell’inflazione e rallentare di conseguenza la transizione ecologica e il percorso del Recovery. E i vertici delle nostre istituzioni, ovviamente, gli andavano dietro. E il governo Meloni che fa? (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Antonelli: “Al momento sembra limitarsi soltanto a stare allineato alle mosse impostate da Mario Draghi: rassicurare i mercati nel momento più delicato”. Il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenuto all’Evento annuale sul Pnrr, prova a placare le polemiche: “In questi giorni, stiamo lavorando intensamente per conseguire i 55 obiettivi del II semestre 2022, per poter presentare a Bruxelles la terza richiesta di pagamento entro la fine di dicembre prossimo”.

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