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I nostri dati sanitari in mano alla Cina? Ecco chi c’è dietro a Immuni, l’app anti-coronavirus

Un’operazione che inizia a sollevare interrogativi inquietanti, quella per la nascita dell’ormai famigerata Immuni, app che dovrebbe aiutare a gestire la Fase 2 permettendo di identificare rapidamente tutti i cittadini entrati in contatto con persone risultate poi positive al coronavirus. Un modo per isolare rapidamente i contagiati prima che divampino nuovi focolai, come successo tristemente in Italia all’inizio della pandemia. E per il quale, però, il commissario all’emergenza Domenico Arcuri ha affidato l’incarico alla società Bending Spoons, sviluppata da ricercatori svizzeri e finanziata anche dalla Cina.

Uno scenario che preoccupa non poco analisti e intelligence: a gestire dati estremamente sensibili sarebbe infatti una società privata che opera, tra l’altro, in un Paese non membro dell’Unione Europea. E dietro la quale fanno capolino gli interessi di Pechino, che in queste settimane drammatiche ha testo più volte la mano all’Italia. Col sospetto, sollevato a più riprese, che la solidarietà orientale verso un’Italia fiaccata dalla pandemia e per questo più debole anche dal punto di vista strategico non sia totalmente disinteressata.

Interrogativi inquietanti che hanno spinto il Copasir a muoversi: il Comitato per i Servizi valuterà eventuali rischi per la sicurezza nazionale e cercherà di vederci chiaro in una storia fin qui troppo fumosa. A partire dall’assegnazione avvenuta con scelta tra 319 imprese fatta da una Commissione di 74 membri ai quali era stata fatta sottoscrivere una clausola di riservatezza, scelta che aveva scatenato polemiche visto che non si trattava di una questione direttamente attinente al settore della difesa.

Oggi, all’interno dello stesso Partito Democratico alcuni esponenti iniziano a mostrarsi titubanti. Enrico Borghi ha chiesto numi sul motivo che ha spinto la società, secondo la stampa istituita da poco e con sede legale in Svizzera, a dirsi disponibile ad agire a titolo gratuito. E poi, il quesito più delicato: chi e come gestirà dati così sensibili, che metteranno a rischio la privacy di tutti i cittadini che decideranno di aderire al programma Immuni? Risposte concrete, al momento, non ce ne sono.

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