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Il potere della Meloni più forte del Mes

Pubblicato il 22/01/2024 10:42

Vi ricordate la conferenza stampa della Meloni e del passaggio sull’agire dei poteri forti e che lei non si sarebbe fatta impressionare? Partì la solita raffica di polemiche sul vittimismo o sulle manie di complottismo. Non era difficile – e noi lo avevamo ben intuito – che il messaggio profondo non soffriva né di provincialismo né di manie di persecuzione; era piuttosto la consapevolezza che il voto parlamentare contro il Mes avrebbe prodotto reazioni.


E infatti alla ripresa dei lavori le trincee sono tornate calde. Nel giro di poche ore i giornali hanno dato voce al forte disagio del direttore del Mes, il lussemburghese Pierre Gramegna (intervistato addirittura da due giornalisti di peso del Corriere: la corrispondente da Bruxelles Francesca Basso e dal vicedirettore Federico Fubini), e alle polemiche innescate dal solito Valdis Dombrovskis: “La manovra italiana non sembra essere pienamente in linea con le raccomandazioni del Consiglio” e proprio per questo l’Italia deve “tenersi pronta a prendere le misure necessarie”. Il vicepresidente della Commissione, visto che c’era, ha pure avvisato sul Mes: “Sarò in contatto con le autorità italiane per decidere i prossimi passi, speriamo di poterli vedere quanto prima”. Un avviso pesante.


Non inferiore appunto a quello mandato ieri, attraverso il Corriere della Sera, dal grande capo del fondo Mes: “Ovviamente la mancanza di una ratifica italiana rallenta la discussione su ulteriori passi avanti. Noi dobbiamo adesso valutare come si vuole muovere l’Italia nei prossimi mesi e vedere con i differenti Paesi come vogliono organizzare la discussione (…) Il Mes mi fa pensare a un’assicurazione anti-incendio: se uno ce l’ha e la casa non gli va a fuoco è molto felice, però non disdice l’assicurazione; viceversa, quando la casa brucia, è contento di essersi assicurato. In quel senso l’espressione “obsoleto” non mi appare la più adatta”. “Obsoleto” guarda caso era la parola usata dal nostro premier.


Che non sappiano più come addolcire questa diavoleria è ormai evidente a tutti: non sapendo come spiegare ai cittadini una cosa di cui non vedono né l’urgenza né l’importanza, ora esce fuori questa cosa dell’assicurazione anti-incendio; dopo che Fubini ci raccontò la parabola delle spese condominiali che non si possono più fare per colpa degli italiani. Visto che vogliano giocare palla a terra, ci devono spiegare perché tutta questa generosità dovrebbe pioverci addosso da un fondo e non da una Banca centrale, tanto più che l’Europa è una “istituzione giovane” e potrebbe cominciare a ragionare in termini di debito pubblico comune e non – come sta facendo – rimettere sul mercato i titoli degli Stati che aveva comprato nei periodi di emergenza. È sempre più chiaro che si usa la leva dell’indebitamento per costringerci a fare ciò che si decide altrove. Ritiene possibile – domandano i giornalisti del Corriere – un accordo per un Mes riformato a 19 Paesi, senza l’Italia? Figurarsi! “Non riesco a immaginarmi un Mes dove l’Italia non sia presente. Anche perché il Mes protegge tutti, inclusa l’Italia”. Al netto del diritto internazionale, l’obiettivo vero è il guinzaglio politico del Mes per commissariare l’Italia e mettere finalmente le mani sulla nostra grande ricchezza privata!


A Davos spingono per le privatizzazioni dei nostri pezzi forti, Eni in primis; da Davos arriva con la postura del Capo di Stato Bill Gates; dall’Europa qualcuno si sente sempre autorizzato a buttarci nelle ultime file come Paese inaffidabile, indebitato, irrecuperabile… Ed eccoci alla retorica con cui in Italia si vuole accompagnare il giudizio sul governo e soprattutto sulla stessa Meloni. Ma davvero le cose stanno così? No, ma se qualcuno lo dice è meglio non “illuminarlo” troppo.


Venerdì, la Stampa intervistava l’economista Kenneth Rogoff. Alla domanda: dopo un anno di governo Meloni, è ancora spaventato? “No, affatto. Sono giorni che continuo a sentire persone parlare bene di lei. Le dico una cosa che forse la sorprenderà. Ho sentito banchieri e policymaker discutere se l’Europa ha dei grandi leader, se ci sono leader promettenti. E nessuno riesce a pensare a qualcuno, e questo è ovvio. Beh, in molti hanno tirato fuori il nome di Giorgia Meloni, che magari potrebbe essere una figura tale da prendersi questa responsabilità. Sono curioso, lo ammetto. Il cancelliere tedesco è debole. Il presidente francese è in declino. Meloni è stata una sorpresa positiva rispetto le aspettative. Magari lei può essere la risposta giusta per un’Europa in cerca di leader”. Pensate che questo concetto fosse ripreso da qualche parte del titolo? Certo che no…