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Autostrade, i Benetton ci riprovano. E il governo non revoca la concessione

Soltanto pochi giorni fa abbiamo assistito alle esultanze sfrenate degli esponenti del governo Conte e del suo premier, che si ergeva a “castigatore” dei Benetton annunciando un accordo che avrebbe visto gli imprenditori trevigiani cedere gradualmente le proprie quote. Neanche il tempo di smaltire la sbornia di annunci trionfali ed ecco, infatti, il cambio di rotta da parte della famiglia sul fronte Autostrade per l’Italia: marcia indietro sull’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti e di nuovo allo scontro con l’esecutivo.

I Benetton vogliono già rimangiarsi l'accordo: revoca senza se e senza ma!

Mentre si ragionava già su Cdp all’interno del capitale, ecco infatti che Atlantia ha tirato fuori due opzioni nuove di zecca, così da rimischiare le carte e dare inizio all’ennesima partita. La prima ipotesi è quella, riportata da La Verità, di vendere l’intera partecipazione in Aspi (88%) attraverso un processo competitivo internazionale a cui Cdp può anche partecipare a sua scelta insieme ad altri investitori istituzionali. Ma c’è anche l’idea di veicolare la partecipazione in Autostrade attraverso l’istituzione di un veicolo da quotare in Borsa.

I Benetton vogliono già rimangiarsi l'accordo: revoca senza se e senza ma!

La sensazione è che, ancora una volta, i Benetton abbiano tirato un profondo respiro di sollievo una volta sfumata l’ipotesi di una revoca delle concessioni e, lasciato sfogare Conte nei suoi contagiosi entusiasmi, siano tornati a difendere i propri interessi con la fermezza di sempre. Fa riflettere, in questo senso, il consiglio di amministrazione straordinario convocato per il prossimo 3 settembre, data nella quale andrà approvato il progetto di scissione. Uno spostamento in là sul calendario probabilmente non casuale visto che, di qui ad allora, il governo potrebbe essere piombato in una profonda crisi. Un bel problema per un governo già alle prese con i tantissimi guai di queste settimane, dalla crisi economica incalzante ai verbali non più secretati del comitato tecnico-scientifico, che hanno fatto finire il premier sul banco degli imputati per la gestione del lockdown nel Sud del Paese.

I Benetton vogliono già rimangiarsi l'accordo: revoca senza se e senza ma!

Una figuraccia non da poco per chi credeva di aver ormai portato a casa un accordo di massima. I Benetton, invece, tirano ora sul prezzo di uscita: Edizione, la holding del gruppo, ha pubblicato una nota in cui spiega di voler cedere a condizioni di mercato la quota di Aspi entro 18 mesi dall’eventuale efficacia della cessione e quotazione in Borsa. Con l’ipotesi di una vendita attraverso asta pubblica del famigerato 88%. Il segnale che le minacce di revoca delle concessioni, pur non del tutto tramontate nel vocabolario del governo, ormai non fanno più paura. Quando in realtà, l’unica strada da percorrere per non fare l’ennesimo regalo agli imprenditori sarebbe proprio quella.

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