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Giustizia choc: “Bengalese picchia la moglie”. Ma la sentenza… Le incredibili motivazioni (e le possibili conseguenze)

Pubblicato il 27/02/2024 12:25 - Aggiornato il 27/02/2024 13:17

Lascia veramente senza parole la sentenza del Tribunale di Brescia che ieri, con una decisione choc, ha assolto un cittadino bengalese di 40 anni. Accusato di aggressione, percosse e violenza sessuale sull’ex moglie 28 enne. Un tipico caso di violenza domestica, non difficile da interpretare. Soprattutto in un’epoca in cui al contrasto delle violenze di genere si dedicano attenzione, dibattiti e risorse. Lo scorso 17 ottobre però è arrivata una sentenza, di cui ora si conoscono le motivazioni, che ci riporta indietro di decenni. La discriminante per cui l’uomo è stato assolto è il fatto che l’ex moglie avesse commesso adulterio. Come spiega Valentina Guerrisi, avvocato della donna, “quella dell’adulterio è una discriminante surreale, anche peggio rispetto a quella giuridicamente abominevole di una presunta, quanto inesistente scriminante culturale di cui aveva parlato il Pm in prima istanza”. (continua dopo la foto)

La vittima ha ovviamente presentato ricorso in appello. Anche perché questa vicenda ha una doppia chiave di lettura, e non si sa quale sia la peggiore. Il Pm Antonio Bassolino, infatti, dopo la prima richiesta di assoluzione aveva citato “l’impianto culturale di origine della coppia”. Odioso relativismo che vorrebbe concedere a persone di etnie diverse di aggirare le nostre leggi. Anche quando si tratta di crimini così odiosi verso una donna e in generale contro una persona. E ci si chiede, se passasse questa visione delle cose, se sarebbe consentita anche la lapidazione della donna – in uso in alcuni Paesi – per “motivi culturali”. Non che l’assoluzione per “adulterio della vittima” sia meglio peraltro. Si sentono echi della vecchia legge sul delitto d’onore. (continua dopo la foto)

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“Tutta la ricostruzione offerta in sentenza”, spiega il legale della donna maltrattata, “è erronea. Quasi con spirito di partigianeria con un Pm gravemente scivolato nel relativismo giuridico e culturale, ha ricalcato lo schema percorso dal magistrato inquirente nella sua richiesta di archiviazione”. L’interpretazione del giudice, oltretutto, crea un pericoloso precedente. “Da ciò si ricaverà solo una nuova scriminante a ogni tipo di violenza o sopruso”, conclude l’avvocato Valentina Guerrisi. “Realizzando quel processo di vittimizzazione secondaria contro il quale la Corte Europea ha già espresso il suo giudizio condannando l’Italia”.

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