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“Sanzioni alla Russia? Ecco perché ci siamo sbagliati”. La clamorosa ammissione del Fondo monetario internazionale

Pubblicato il 13/10/2022 10:43

“Ci siamo sbagliati”. Parola del Fmi, il fondo monetario internazionale. Ma non ci voleva un genio o chissà quale analisi economica e geopolitica per capirlo, ma anche solo per immaginarlo fin dall’inizio. Un errore, o meglio un altro errore. Quello che a inizio anno tutti non esitavano a definire un “crollo” certo, alla fine rischia di rivelarsi un semplice “calo”, per quanto marcato, ma non certamente così profondo come era stato ipotizzato in un eccesso di ottimismo. Nel World Economic Outlook diffuso martedì il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo le stime per l’economia della Russia colpita da diversi pacchetti di sanzioni occidentali, imposti come ritorsione per l’invasione militare dell’Ucraina. Il risultato è dunque l’Italia e l’Europa in recessione totale e la Russia che ha avvertito solo una lieve scossa. Le sanzioni, come diciamo fin dall’inizio, sono dunque all’Italia e non alla Russia. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo il Fmi sarà infatti un 2023 di recessione per Italia e Germania, che chiuderanno l’anno con una contrazione del Pil, rispettivamente, dello 0,2 e dello 0,3%. Crescita frenata per l’Eurozona, ma anche per Stati Uniti e Cina. Come riporta Il Sole 24 Ore, le nuove previsioni del Fondo monetario internazionale, rilasciate l’11 ottobre, fotografano il concretizzarsi dei rischi da tempo indicati dagli analisti: se per il 2022 la crescita globale resta confermata al 3,2%, quella stimata per il 2023 subisce l’ennesimo taglio, che la abbassa al 2,7%, rispetto al 2,9% previsto a luglio. Si tratta della crescita più debole dal 2001, fatta eccezione per le recessioni innescate dalla crisi finanziaria e dal Covid-19. (Continua a leggere dopo la foto)

Come anticipato nei giorni scorsi dalla direttrice generale dell’Fmi, Kristalina Georgieva, tra la fine del 2022 e il 2023, Paesi che rappresentano circa un terzo dell’economia globale registreranno un calo del Pil per due trimestri consecutivi (recessione tecnica). E anche quando ci sarà crescita, sembrerà di essere in una fase di contrazione. “Il peggio deve ancora arrivare”, scrive il capo-economista del Fondo Pierre-Olivier Gourinchas. Anche perché il quadro resta dominato da rischi al ribasso, con la «potente» destabilizzazione alimentata dalla guerra. Per l’Italia, l’Fmi prevede un calo del Pil dello 0,2% nel 2023, con una revisione al ribasso di quasi un punto percentuale rispetto allo 0,7% stimato a luglio. (Continua a leggere dopo la foto)

Va anche peggio alla Germania. La contrazione del Pil nel 2023 sarà dello 0,3%, contro una crescita dello 0,8% stimata a luglio. Nel 2022, il Pil tedesco salirà del’1,5% (+0,3% rispetto alle stime di luglio). Nell’Eurozona, la crescita del Pil è prevista al 3,1% nel 2022 (+0,5% rispetto a luglio) e a un fragile 0,5% nel 2023, con una profonda revisione al ribasso rispetto all’1,2% stimato sei mesi fa. La crescita negli Stati Uniti dovrebbe diminuire dal 5,7% nel 2021 all’1,6% nel 2022 e fermarsi all’1% nel 2023. Il dato del 2022 è stato rivisto al ribasso di 0,7 punti percentuali rispetto alle stime di luglio, riflettendo l’inaspettata contrazione registrata nel secondo trimestre. Continuano a migliorare le stime del Fondo sull’economia Russa: nel 2022, la contrazione sarà del 3,4%, seguita da un ulteriore calo del 2,3% nel 2023. All’inizio dell’invasione si ipotizzavano crolli del Pil prossimi ai dieci punti percentuali. Gravissima la situazione dell’Ucraina, che quest’anno vedrà il Pil sprofondare del 35%.

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