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“Trovate tracce di mRna”. Lo studio choc che ora allarma milioni di mamme nel mondo

Pubblicato il 28/09/2022 11:46

Un nuovo studio apre un altro importante fronte sul vaccino. Tracce di mRna, infatti, si sono iniziate a trovare nel latte materno. Anche questo allarme noi e tanti altri studiosi lo avevamo lanciato in tempi non sospetti, venendo bollati ancora una volta come “complottisti” dalla narrazione a senso unico. E invece, di nuovo, ora dovranno darci ragione. Purtroppo, diciamo noi. In uno studio pubblicato su Jama Pediatrics, un’importante rivista scientifica pediatrica internazionale, gli scienziati della New York University (Nyu) Long Island School of Medicine spiegano di aver rilevato in maniera sporadica mRna in alcuni dei campioni prelevati nel latte di mamme vaccinate entro 6 mesi dal parto. (Continua a leggere dopo la foto)

Come si legge su Adnkronos, “lo studio di coorte è stato condotto su 11 donne sane in allattamento che hanno ricevuto il vaccino di Moderna (5) o di Pfizer (6). Alle partecipanti è stato chiesto di raccogliere e congelare immediatamente i campioni di latte materno espresso (Ebm). La raccolta andava fatta prima della vaccinazione (campioni di controllo) e per 5 giorni successivi alla somministrazione, a partire da un’ora dopo l’iniezione scudo. Sono stati collezionati un totale di 131 campioni di latte materno espresso. E l’analisi è stata condotta su diverse frazioni del latte: sull’intero Ebm, sulla parte del grasso, sulle cellule e sulle cosiddette vescicole extracellulari”. Risultato? (Continua a leggere dopo la foto)

“Tracce di entrambi i vaccini sono state trovate in 7 campioni di 5 partecipanti, prelevati in tempi diversi fino a 45 ore dopo la vaccinazione. Nessuna traccia di mRna vaccinale è stata invece rilevata nei campioni di latte materno prelevati oltre le 48 ore post vaccino. Inoltre, nessun mRna è stato rilevato nella frazione di grasso del latte o nelle cellule. I ricercatori hanno poi osservato che l’mRna del vaccino appare in concentrazioni più elevate nelle vescicole extracellulari rispetto al latte intero”. Questi dati – evidenziano gli autori dello studio, Nazeeh Hanna e colleghi – dimostrano, per la prima volta a nostra conoscenza, “la biodistribuzione dell’mRna del vaccino anti-Covid alle cellule mammarie e la potenziale capacità delle vescicole extracellulari di ‘confezionare’ l’mRna che può essere trasportato a cellule distanti”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Noi ipotizziamo che, dopo la somministrazione del vaccino, le nanoparticelle lipidiche contenenti l’mRna siano trasportate alle ghiandole mammarie per via ematogena e/o linfatica. E ipotizziamo che l’mRna del vaccino rilasciato nel citosol delle cellule mammarie possa essere reclutato nello sviluppo delle vescicole extracellulari che vengono successivamente secrete nel latte materno”. Il lavoro ha dei limiti (anche numerici), segnalano gli esperti, che reputano importante includere in studi futuri sulla vaccinazione anche le persone che allattano, per valutare meglio l’effetto dei vaccini a mRna su questo fronte. Va considerata anche, riflettono, la potenziale interferenza con la risposta immunitaria a più vaccini di routine somministrati ai bambini durante i primi 6 mesi d’età.

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