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La debacle di Conte! Dagospia rivela quanto accaduto dietro le quinte dell’Eurogruppo

Pubblicato il 10/04/2020 15:43 - Aggiornato il 10/04/2020 16:55

Una figuraccia clamorosa, a volerla leggere senza malizia. Un tradimento a tutti gli effetti, volendo essere più maligni. In ogni caso, la spedizione virtuale del ministro dell’Economia Gualtieri all’Eurogruppo si è rivelata un buco nell’acqua dai retroscena, tra l’altro, tutt’altro che confortanti. A spiegare come si è arrivati all’accordo finale, pessimo per il nostro Paese, è Dagospia, che ha ricostruito quanto accaduto dietro le quinte. Un iter che evidenzia tutta la nostra debolezza nello scacchiere politico europeo.

La debacle di Conte! Dagospia rivela quanto accaduto dietro le quinte dell'Eurogruppo

Stando alla testata, infatti, sarebbe stato Macron a lanciare per primo a Gentiloni la proposta di istituire un fondo europeo per l’emergenza coronavirus, il Recovery Found di cui tanto si parla in queste ore. Convincendo poi la Merkel a inserire nel documento finale dell’Eurogruppo un accenno a questa idea ma in maniera molto blanda, vaga. Una carta che poi il premier francese si è prontamente giocato alla fine del confronto, per bocca del ministro dell’Economia transalpino Bruno Le Maire.

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La Merkel, da par suo, ha accettato di buon grado, sapendo che i tempi per i negoziati si protrarranno per molto tempo e che quel fondo, di fatto, si sarebbe rivelato soltanto uno specchietto per le allodole, nello specifico l’Italia. Un bluff. A testimoniarlo, la totale assenza nel documento finale delle modalità con cui il fondo sarà finanziato. La Francia, d’altronde, non ha la stessa urgenza dell’Italia: il Recovery Found può arrivare anche con calma, fra qualche mese, senza fretta.

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In tutto questo Gualtieri si è trovato a fare i conti anche con le manovre spagnole, spiega ancora Dagospia. Con la Spagna che, da sempre vicina alla Germania, ha fatto alla fine retromarcia, abbassando di colpo i toni dopo giorni a minacciare chissà quale rappresaglia contro l’Europa delle disuguaglianze. Il nostro ministro all’Economia, così, non ha potuto far altro che accettare un accordo che suona come una sconfitta, non avendo più armi da sfoderare. Passando a Conte la palla, nella speranza che sia lui, al prossimo Consiglio Europeo, a inventarsi qualcosa di buono. O almeno, di decente.

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