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Così è stato gonfiato il prezzo di Autostrade: l’ennesimo regalo ai Benetton

Abbiamo assistito, dal giorno della tragedia del Ponte Morandi in poi, a un drammatico climax discendente che sintetizza perfettamente la parabola del Movimento Cinque Stelle una volta diventato forza di governo: rabbia, promesse solenni di revoca delle concessioni, prese di posizioni battagliere. A seguire passi indietro, silenzi imbarazzati, fino alla resa incondizionata. Alla fine i Benetton usciranno sì da Autostrade, ma con le tasche talmente gonfie da poter cantare vittoria. Miliardi, quelli destinati agli imprenditori trevigiani, che pagheremo ovviamente noi.

Così è stato gonfiato il prezzo di Autostrade: l'ennesimo regalo ai Benetton

Un finale che più beffardo non si sarebbe potuto immaginare, per chi aveva davvero creduto alle promesse grilline. Con tanto di retroscena che aumentano ulteriormente, se possibile, la sensazione di amarezza. Come hanno fatto i Benetton a ottenere, alla fine di un finto braccio di ferro durato mesi, gli 8 miliardi di euro cash richiesti per levare le tende? Semplice, grazie al riconoscimento di un valore di avviamento da 6,1 miliardi, figlio non di una valutazione degli advisor al lavoro sull’affare ma del conferimento degli oltre 3.000 chilometri di autostrade gestiti in concessione da Autostrade spa ad Aspi.

L’operazione era stata portata avanti nel 2003, come rivelato da La Verità che ha ricostruito i passaggi che hanno portato, oggi, i Benetton a poter esultare vincitori. Grazie a quella valutazione, oggi è stata possibile l’altissima remunerazione dell’investimento ottenuta dai compratori, ovvero Cassa Depositi e Prestiti e i fondi infrastrutturali di Macquerie e Blackstone. Alla fine, dunque, dopo il crollo del viadotto, invece di utilizzare la clausola del recesso lo Stato ha scelto di lasciare agli imprenditori ben 20 miliardi, 8 in contanti e 12 di debiti rilevati.

In quest’ottica, quei 6,1 miliardi di avviamento si sono trasformati in moltiplicatore fenomenale. E porterà a una conseguenza inevitabile: l’acquisto di Aspi a caro prezzo che sarà poi recuperato al casello, quando gli italiani si troveranno a fare i conti con gli ennesimi salassi. Un trionfo su tutta la linea, non c’è che dire, come sempre firmato dal Pd e dal M5S, animaletto domestico preferito dei dem.

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