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“Conte e Speranza sapevano, si potevano evitare 4mila morti”: la durissima accusa dei pm

Pubblicato il 03/03/2023 09:55 - Aggiornato il 03/03/2023 10:00

Misure che avrebbero potuto salvare migliaia di vite e che sono state invece ignorate, in un momento in cui i rischi erano invece ben noti: impennata nei contagi, pressione insopportabile sugli ospedali, virus che inizia a correre tra i reparti. Dopo la chiusura delle indagini, la Procura di Bergamo ha accusato per questo il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, insieme ai membri del Comitato tecnico-scientifico. Oltre alla mancata istituzione della zona rossa, grazie alla quale si sarebbero potute evitare “4.148 vittime”, i pm Silvia Marchina e Paolo Mandurino, coordinati dal procuratore capo Antonio Chiappani e dall’aggiunto Cristina Rota, hanno accusato i vertici delle istituzioni della mancata attuazione del Piano Pandemico. (Continua a leggere dopo la foto)
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conte fontana 4mila morti

Per l’ex assessore della Lombardia al Welfare Giulio Gallera l’accusa è di epidemia colposa, mentre i dirigenti sanitari di Bergamo dovranno a loro volta rispondere di epidemia, omicidio e lesioni colpose. Per i pm, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro e l’allora capo del Cts Agostino Miozzo, i componenti del Cts e i funzionari del ministero avevano a disposizione tutti i dati necessari per prendere la decisione di istituire la zona rossa, così come Fontana e Conte. (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiegato da Repubblica, dalle indagini sarebbe emerso che Conte e Fontana “avevano piena consapevolezza della circostanza che l’indicatore R0 avesse raggiunto valore pari a 2, e che nelle zone ad alta incidenza del contagio gli ospedali erano già in grave difficoltà”. Il provvedimento più restrittivo “venne adottato soltanto il 2 marzo 2020”. A Speranza e Brusaferro viene contestato di non aver proposto l’attuazione del Piano Pandemico. (Continua a leggere dopo la foto)

Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e il dirigente del ministero della Sanità Claudio D’Amario non avrebbero invece verificato la dotazione di dispositivi di protezione per il personale sanitario. Infine, i dirigenti sanitari dell’Asst di Bergamo Est Francesco Locati e Roberto Cosentina sono indagati per non aver verificato la disponibilità di guanti e mascherine negli ospedali, in particolare ad Alzano.

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