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La Cina ci ruba anche i pomodori: nel silenzio dell’Europa, l’Italia subisce un altro durissimo colpo

Pubblicato il 27/07/2023 10:09

La Cina batte l‘Italia sui pomodori. Sfruttando, però, le storture di un sistema che permette ad alcuni partecipanti di competere seguendo regole decisamente meno stringenti. Questo il risultato dell’analisi fatta dal World Processing Tomato Council per il 2022: l’associazione, che raccoglie i Paesi produttori di tutto il mondo, ha reso pubblici dati che confermano al primo posto la California con 9,5 mi“Prima i nazisti ora i no vax”. Repubblica choc: cosa sono riusciti a scrivere. L’articolo-vergognalioni di tonnellate di concentrato di salsa rossa. Alle sue spalle, però, non c’è più l’Italia, scivolata al terzo posto e scavalcata da Pechino: la nostra passata valeva 6 milioni di tonnellate nel 2021, per poi scendere a 5,8 nel 2022 e, stando alle previsioni, destinata ad arrivare a 5,6 entro la fine del 2023. (Continua a leggere dopo la foto)
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cina pomodori italia

I produttori italiani, però, lamentano da tempo la disparità di trattamento tra i nostri prodotti e quelli cinesi. Il prezzo dei pomodori provenienti da Pechino, infatti, è esattamente la metà rispetto alla salsa rossa del Bel Paese, una concorrenza insostenibile che ha causato effetti negativi a catena. “Abbiamo intensificato la denuncia per l’aumento di frodi e contraffazioni” ha spiegato alle pagine della Verità il presidente di Filiera Italiana Luigi Scordamaglia. (Continua a leggere dopo la foto)

Ma secondo Scordamaglia i problemi sarebbero anche altri: tante multinazionali che in passato avevano bandito i pomodori cinesi a causa dei bassi standard qualitativi, oggi starebbero invece tornando sui propri passi. Ingolosite da prezzi troppo economici per essere veri. E dalla possibilità di non dichiarare, grazie alle nuove regole, la provenienza sull’etichetta, così da non far storcere il naso ai clienti. (Continua a leggere dopo la foto)

“Gli Stati Uniti – ha concluso Scordamaglia – hanno vietato l’importazione di derivati esportati dalla regione dello Xinjiang, dove vivono gli uguri. Le motivazioni addotte sono quelle del genocidio della popolazione musulmana e il totale accantonamento dei diritti umani. Chiediamo da tempo all’Ue di fare lo stesso”. Non un dettaglio, visto che proprio da quell’area arriva l’80% della produzione di pomodori cinesi.

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