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Guerra ai bancomat, ora ci si mette pure il Fisco: ecco i nuovi controlli sui prelievi

È sempre più guerra al contante, è sempre più guerra al bancomat. Dopo l’annuncio dell’inizio della loro estinzione (in molte città stanno già sparendo), ora arriva il Fisco a scoraggiare ancora di più gli italiani ad andare allo sportello a ritirare. In nome della tracciabilità delle operazioni, i bancomat finiscono nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, che su questo genere di verifiche sta insistendo in modo particolare nel biennio 2020/2021. Come spiega Federico Garau su Il Giornale, “il bancomat diventa per l’Erario fonte primaria a cui attingere per ottenere preziose informazioni di tipo fiscale. I controlli sono effettuati tanto sui prelievi quanto sui risparmi”. (Continua a leggere dopo la foto)

Per quanto concerne la prima tipologia di verifiche, “vengono passati al setaccio gli importi di denaro contante prelevati e la quantità di operazioni effettuate sul conto corrente del contribuente, in genere su base mensile. Anche i ‘non prelievi’ o risparmi interessano decisamente l’Agenzia delle Entrate, specie quando un contribuente non effettua (o effettua scarsamente) prelievi o pagamenti elettronici per saldare bollette, affitti o spese indispensabili per la sopravvivenza”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ma quali sono i campanelli d’allarme che allertano il Fisco e possono far tremare i contribuenti italiani? Spiega Garau: “Per chi ha un’attività commerciale, il prelievo di contanti al bancomat è sempre sotto la lente d’ingrandimento del Fisco quando si supera la soglia dei 1000 euro giornalieri e dei 5mila mensili: il contribuente deve sempre fornire giustificazione circa l’utilizzo del denaro, fornendo indicazione della spesa effettuata in contabilità”. (Continua a leggere dopo la foto)

Per tutti gli altri i controlli risultano più serrati sui versamenti, tanto quelli effettuati allo sportello, quanto al bancomat o tramite bonifico, ma resta comunque definita una soglia limite di 10mila euro al mese, superata la quale parte direttamente la segnalazione all’Unità di informazione finanziaria (Uif) presso la Banca d’Italia”.

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