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Autostrade, i veri numeri dell’accordo: caro Conte, non c’è niente da esultare

Dietro le esultanze del governo Conte, che ha sintetizzato la trattativa con i Benetton parlando di un vero esproprio delle concessioni agli imprenditori trevigiani rivendicando le promesse mantenute ai famigliari delle vittime del Ponte Morandi, si nasconde in realtà un quadro molto più fumoso. E che rende quantomeno discutibili certi atteggiamenti trionfali dal fronte giallorosso. Innanzitutto, manca ancora il dettaglio più importante: la valutazione di Autostrade per l’Italia. Il comunicato del Consiglio dei ministri del 15 luglio, quello sbandierato dagli esponenti del governo neanche fosse il tricolore, non contiene un prezzo definito. Di conseguenza, tutti gli altri punti sull’assetto societario del concessionario restano a loro volta incerti, mutevoli.

Autostrade, i veri numeri dell'accordo: caro Conte, non c'è niente da esultare

Lo stesso intervento di Cassa Depositi e Prestiti è vincolato al valore di Aspi, una cifra che dovrà essere coerente con il nuovo piano economico e finanziario ipotizzato. Fino a quel momento, dunque, resta incerto anche il roseo futuro dipinto in questi giorni dall’esecutivo, e che prevederà un contenimento degli aumenti delle tariffe rispetto al passato e interventi di manutenzione che rendano più moderne (e soprattutto meno pericolose) le nostre tratte. Mano alle calcolatrici e ai grafici, allora, per cercare di capire quale potrà essere più o meno la valutazione complessiva. Con la consapevolezza che per i Benetton l’accordo potrebbe non essere affatto svantaggioso, anzi.

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Viareggio – Luciano Benetton ai funerali di Fernando Talamoni.

Qualora l’operazione tra il governo e Atlantia, che controlla l’88% di Autostrade per l’Italia, si concludesse a una cifra intorno ai miliardi di euro, allora i Benetton uscirebbero di scena senza aver di fatto realizzato importanti plusvalenze nell’operazione. Ma le stime saranno influenzate anche dalle previsioni di recupero del traffico dal 2021 in poi, quando si spera che gli effetti dell’emergenza sanitaria vadano scemando, e potrebbero far salire il valore complessivo di Aspi a 10 milioni, consentendo così agli imprenditori di uscire di scena con un gruzzoletto niente male in tasca.

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Non bastasse, il Fatto Quotidiano ipotizzava in queste ore che l’operazione possa essere condotta in modo da valorizzare non solo l’operatività di Aspi ma anche il suo controllo, facendo aumentare la valutazione di circa il 30-40%. Cifre che renderebbero l’affare tutt’altro che vantaggioso per Cassa Depositi e Prestiti che, è sempre bene ricordarlo, gestisce i nostri risparmi. E che permetterebbero ai Benetton di chiudere l’annosa querelle nel migliore dei modi. Qualcuno, allora, dovrebbe spiegare a Conte che il tempo delle esultanze forse non è ancora arrivato.

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