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Altro che revoca delle concessioni: i Benetton hanno un piano per non mollare Autostrade

Che parlare di revoca delle concessioni fosse ormai anacronistico, con il Movimento Cinque Stelle che finge da tempo di non aver mai pronunciato quell’espressione, è cosa ormai assodata. Evidente, purtroppo, che le battagliere dichiarazioni pronunciate dai grillini il giorno dopo la tragedia del Ponte Morandi fossero in realtà soltanto slogan e niente più, parole alle quali si è deciso di non far seguire i fatti. Quella che però si sta defilando all’orizzonte è la più classica delle beffe dopo il danno, con i Benetton che a sorpresa potrebbero sì uscire momentaneamente di scena, tra l’altro con il portafogli molto più gonfio, per poi però rientrare in gioco successivamente nella gestione delle nostre tratte.

Altro che revoca delle concessioni: i Benetton hanno un piano per non mollare Autostrade

La notizia che si sta facendo più forte giorno dopo giorno, infatti, è che le autostrade potrebbero essere cedute sì, ma non alla cordata guidata da Cassa Depositi e Prestiti, bensì alla spagnola Acs di Florentino Pérez, imprenditore che gli appassionati di calcio ben conoscono in quanto presidente del Real Madrid. Altro che “L’Italia rimetterà finalmente le mani sulle proprie autostrade”, come dichiarato con tono pomposo dai vari Conte e Di Maio nei mesi scorsi. Il rischio è che la gestione passi in mano straniera. Con possibili scenari ancora più inquietanti.

Al momento, infatti, l’offerta sul tavolo dei Benetton da parte degli spagnoli è di 10 miliardi. Certo, non è scontato che alla fine sia quella giusta, visto che la cordata guidata Cassa Depositi e Prestiti resta in posizione di vantaggio. Ma se dovesse realizzarsi il passaggio ad Acs, ecco che Pérez provvederebbe alla fusione tra Autostrade e Abertis, società che gestisce le tratte spagnole. E dentro Abertis c’è Atlantia, la società attraverso la quale oggi i Benetton controllano Autostrade.

In sostanza, i Benetton potrebbero finire per vendere Autostrade alla spagnola Acs per poi rientrare clamorosamente in gioco, come azionisti di maggioranza o minoranza, grazie alla fusione tra Abertis e Autostrade. Entrando dalla finesta dopo essere usciti dalla porta, come niente fosse. Soltanto un’ipotesi che però, visti i mille voltafaccia del M5S sulla questione e il totale disinteresse di quasi tutti gli altri partiti politici, non può essere esclusa a priori. E che sarebbe, senza troppi giri di parole, inaccettabile.

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