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3500 miliardi in fumo: il costo della crisi è già altissimo per i lavoratori

Donne, giovani, precari. Sono loro i più colpiti da una crisi “senza precedenti”, quella che si è abbattuta sul Paese a causa delle misure restrittive rese necessarie dalla lotta a Covid-19. E che ha finito per mettere in ginocchio i meno tutelati, piombati di colpo in un incubo. A dirlo è l’ultimo rapporto Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), secondo il quale nei primi tre trimestri del 2020 sono andate in fumo complessivamente, nel mondo, il 12,1% delle ore lavorate, equivalenti a 345 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.

3500 miliardi in fumo: il costo della crisi è già altissimo per i lavoratori

Dove i sussidi e lo stop ai licenziamenti hanno impedito che si perdessero posti di lavoro, la crisi ha comunque colpito durissimo: i salari sono crollati complessivamente del 10,7%, bruciando 3,5 trilioni di dollari. Ovvero, 3.500 miliardi. A soffrire maggiormente sono stati i lavoratori della cosiddetta economia informale, che più facilmente sfuggono ai tentativi dei governi di aiutare le famiglie in difficoltà. Penalizzati soprattutto nei Paesi, tra i quali l’Italia, dove non esistono salari minimi stabiliti per legge. Un popolo di precari che comprende, ad esempio, ambulanti, facchini, addetti alle pulizie. Ma anche le nostre partite Iva.

3500 miliardi in fumo: il costo della crisi è già altissimo per i lavoratori

Piccole e medie imprese contano tantissimo su questa manodopera, favorendo l’economia nera. In questi settori, il rischio di finire sotto la soglia di povertà è altissimo. Il reddito si è infatti ridotto, secondo l’Ilo, del 60%, con l’indice di povertà relativa schizzato dal 26 al 59. Secondo le stime della Banca Mondiale, la pandemia potrebbe spingere tra i 71 e 100 milioni di persone in estrema povertà, alzando il tasso per la prima volta dal 1998. Le vittime vanno cercate soprattutto tra i migranti, tra i giovani e tra le donne, con queste ultime a pagare un prezzo altissimo per il gap che ancora le separa dagli uomini.

3500 miliardi in fumo: il costo della crisi è già altissimo per i lavoratori

Le prospettive non sono, tra l’altro, rassicuranti. I nuovi dati Istat raccontano che in Italia, dopo il tracollo tra febbraio e giugno e il rimbalzino estivo, in ottobre l’occupazione ha ricominciato a scendere, in parallelo con la seconda ondata e le nuove restrizioni. Il Covid ha cancellato 420 mila occupati: 136 mila autonomi, 284 mila a termine, 4 mila stabili. Gli inattivi si sono gonfiati di 280 mila euro. Un dato allarmante: tra le conseguenze, anche una maggiore difficoltà da parte dei giovani a trovare un lavoro.

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