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Devo rimanere libero di dissentire da chi si traveste offendendo Gesù

Pubblicato il 28/06/2021 18:00 - Aggiornato il 28/06/2021 19:57

Di Gianluigi Paragone.

E’ davvero pazzesco il pressing mediatico costruito ad arte per sostenere il ddl Zan. Le definizioni di “legge di civiltà”, le manifestazioni, i racconti del disagio di chi vive un amore omosessuale, le sofferenze dell’emarginazione: sembra davvero che l’Italia sia strozzata da un vuoto normativo colmato il quale finalmente la ruota girerà nel verso corretto della storia.

Ovviamente, in questo racconto, chi osa alzare la mano per dissentire diventa omofobico e clerical-fascista, esattamente come chi critica l’Europa è un nostalgico sovranista, fuori dal tempo e chi critica i vaccini un pericoloso negazionista e no vax. Il manganello dei giusti ha la sua ratio nella rieducazione civile, nella ripulitura del linguaggio. Pertanto è doveroso nei confronti di chi come me non ci sta ad accodarsi.

In questa Italia, nell’anno del Signore 2021, l’aumento della povertà aumenta silenziosamente; il diritto al lavoro è intaccato dallo sfruttamento di potenti Padroni; il diritto a manifestare il proprio pensiero è sempre sub iudice dei Signori della Rete; il diritto a poter fare impresa dipende dallo spazio che ti lasciano le banche, la burocrazia, le multinazionali. Nemmeno la casa è più un diritto al riparo dalle angherie di un cannibalismo bancario. 

“E tutto questo che c’entra se diamo qualche diritto in più a chi non ne ha?”, mi si ribatte. C’entra perché se la platea dei poveri aumenta drammaticamente, se il numero dei disperati che si suicidano nel silenzio dei media e dei giovani che emigrano in cerca di chance salgono è perché quella politica che dovrebbe rappresentarli contro i forti si è venduta. E quindi si reinventa moderna, montando ad arte proposte legislative scollegate dal bisogno generale che caratterizza una norma.

Il ddl Zan non è solo la richiesta di aggravare un reato, bensì è la tracimazione di una cultura minoritaria dentro un mondo (maggioritario) che a lor signori non piace. Se un pisquanello si veste da gesù con la croce e gonnellino arcobaleno in una manifestazione lgbt pride, io voglio essere libero di insultarlo perché a fronte di una provocazione siffatta la mia libertà di manifestare non deve trovare nella difesa di genere una protezione aggiuntiva. Con il ddl Zan non si potrà fare. Così come dovremmo starcene zitti di fronte ai cambiamenti che la loro idea di modernità impone. Ecco, non mi sta bene.

E lo dico senza dovermi giusitificare di nulla. Ho riso con le commedie all’italiana, con gli scherzi anche sessisti di un sacco di comici, e mi riascolto persino gli Squallor. Dovrò subire una riabilitazione?

“Non hai pietà verso chi viene picchiato in quanto omosessuale”. Ribalto: non ho gran pietà verso chi picchia un omosessuale, esattamente come non ho gran pietà verso chi violenta le donne, chi mena a sangue persone colpevoli di bersi un drink nella movida proprio quando gang di teppisti cominciano le loro risse. Se vogliamo proteggere i deboli facciamo in modo che la forza pubblica sia davvero una forza al servizio dei cittadini, senza alcuna distinzione.

Mi fa ridere il sindaco Sala che spinge per i diritti lgbt dopo che egli stesso ha depotenziato a Milano il diritto alla sicurezza, riducendo il numero di agenti della Polizia Locale: a Milano ormai è un far west assoluto. Che diavolo ha fatto il sindaco fighetta? Sala sfila al Pride dopo che ha sfilato ai giovani la speranza di avere delle possibilità, di avere una casa, di poter vivere in una città che anche fa coincidere la parola “riqualificazione” con il concetto di esclusione. A Milano, ogni sera ci sono pestaggi e angherie che coinvolgono cittadini comuni. E con prepotenza ci sono anziani a cui viene tolta la casa da criminali locali. Chi ne parla?

A costo di dover predicare controcorrente – nel senso montanelliano (un altro grande cui è toccato il revisionismo imbecille di una certa subcultura) – difendo la possibilità di non accodarmi. E di oppormi a questo chiasso sinistrorso che sciabatta per l’Italia.

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