
Dopo il violento attacco avvenuto nel centro di Modena, con otto persone ferite e due donne che hanno subito l’amputazione delle gambe, il dibattito pubblico si sta spostando sempre di più non solo sulla sicurezza e sulle indagini, ma anche sul tema della salute mentale.
A intervenire nelle ultime ore è stata Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa, che con un lungo sfogo pubblicato sui social ha lanciato un messaggio durissimo sul sistema italiano di presa in carico del disagio psichico.
Il riferimento è a Salim El Koudri, il 31enne arrestato con l’accusa di strage e lesioni aggravate dopo aver travolto diversi passanti con la sua auto nel centro storico della città emiliana. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’uomo sarebbe stato seguito fino al 2024 da un centro di salute mentale per disturbi schizoidi della personalità.
“Un pomeriggio qualunque trasformato in orrore”
Modena viene descritta come una città normale, tranquilla, improvvisamente sprofondata nel caos nel giro di pochi secondi. “Un pomeriggio qualunque. Una città bellissima. La vita che scorre, persone che camminano, famiglie, passanti, vetrine, normalità. Poi, in pochi secondi, l’orrore”, scrive la criminologa.
Bruzzone ripercorre le immagini dell’attacco: l’auto lanciata sui pedoni, i feriti gravissimi, la fuga dell’uomo armato di coltello e il panico nel centro cittadino. Ma soprattutto punta il dito contro quello che definisce un problema ignorato per anni: la gestione della salute mentale in Italia.
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“Il disagio psichico grave non sparisce”
Secondo la criminologa, il punto centrale non sarebbe soltanto il gesto finale, ma tutto ciò che avviene prima. “Quando il disagio psichico grave viene intercettato male, seguito poco, contenuto peggio o semplicemente lasciato evaporare nel nulla, non scompare. Si accumula. Si struttura. Si deforma. E talvolta esplode”, scrive.
Bruzzone sottolinea di non voler trasformare ogni persona fragile in un pericolo né alimentare lo stigma verso chi soffre di disturbi mentali. Tuttavia, evidenzia come in Italia il tema della salute mentale venga spesso affrontato soltanto quando si verifica una tragedia.
“La salute mentale è una delle grandi emergenze rimosse, sottovalutate, cronicamente depotenziate”, afferma, aggiungendo che il problema riguarda soprattutto la mancanza di continuità terapeutica, di strutture adeguate e di interventi tempestivi.
Le parole su Salim El Koudri
Nel post viene citato anche il quadro emerso nelle ultime ore attorno a Salim El Koudri. “Secondo quanto riportato dalle autorità e dalla stampa, il soggetto fermato per i fatti di Modena era già stato attenzionato nel 2022 dal Centro di Salute Mentale per disturbi schizoidi; dopo quel periodo di osservazione, se ne sarebbero poi perdute le tracce”, scrive Bruzzone.
Una riflessione che si collega direttamente alle informazioni emerse dalle indagini. Il 31enne, laureato in Economia e residente a Ravarino, avrebbe interrotto sia gli studi universitari sia il percorso terapeutico negli ultimi anni. Gli investigatori stanno inoltre cercando di capire il suo stato psicologico, i movimenti recenti e l’eventuale ruolo avuto dall’isolamento sociale.
“La salute mentale interessa solo dopo le tragedie”
Il passaggio più duro dello sfogo arriva quando Bruzzone accusa apertamente il sistema di intervenire soltanto dopo gli episodi estremi. “La salute mentale non può essere trattata come un problema privato finché non diventa un problema di ordine pubblico. Non può interessarci solo quando ci sono i corpi a terra”, scrive.
Secondo la criminologa servirebbero prevenzione reale, presa in carico continua, integrazione tra servizi sanitari, famiglie e territorio, oltre alla possibilità concreta di intervenire prima che situazioni gravi degenerino.
“Quando il disagio grave viene abbandonato a sé stesso, non resta confinato nella stanza di chi lo vive. Può uscire. Può correre. Può salire su un’auto. Può armarsi. Può travolgere chiunque”, conclude Bruzzone, definendo quanto accaduto a Modena come il risultato più brutale di un problema ignorato troppo a lungo.
Molti utenti hanno condiviso l’idea che il tema della salute mentale venga affrontato troppo tardi e con risorse insufficienti. Altri invece hanno contestato il rischio di collegare automaticamente disagio psichico e violenza.
Intanto proseguono le indagini della Procura di Modena, che continua ad analizzare il telefono, i social e il passato recente di Salim El Koudri per chiarire il movente dell’attacco.
