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Garlasco, Alberto Stasi fuori dal carcere: svolta decisiva, parla la legale

Pubblicato il 06/05/2026 23:50 - Aggiornato il 12/05/2026 08:17

Andrea Sempio lascia la Procura di Pavia in auto con i suoi avvocati dopo interrogatorio 6 maggio 2026

«Ah, ecco che fai la dura. Ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, caz..o.»

Queste parole, catturate da una cimice piazzata nell’auto di Andrea Sempio nell’aprile del 2025, sono il cuore della giornata più intensa nella storia dell’inchiesta bis sul delitto di Garlasco. Il 38enne di Montebello della Battaglia — unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 — ha trascorso tre ore e mezza nella Procura di Pavia, ascoltando le carte dell’accusa in silenzio totale. Poi è uscito senza dire una parola ai giornalisti, scortato da un’auto civetta dall’uscita posteriore del Tribunale.

Ma le sue parole — quelle di un anno fa, da solo in macchina — erano già uscite. Attraverso un’esclusiva del TG1, rimbalzata su tutti i media italiani, si è saputo che Sempio in quel soliloquio avrebbe detto di aver visto i video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, di aver chiamato Chiara nei giorni precedenti al delitto tentando un approccio, e di essere stato respinto con un secco: “Non ci voglio parlare con te.” Poi lei avrebbe riattaccato.

Sempio nega tutto. “Non ho mai, mai, mai visto alcun video”, ha dichiarato tramite la sua avvocata Angela Taccia. La difesa sostiene che in quelle intercettazioni Sempio “commentava le trasmissioni televisive” sul caso, “scimmiottava voci e possibili dialoghi” in riferimento alle novità pubbliche sull’omicidio. I pm di Pavia non ci credono. E hanno fatto sentire quegli audio anche a Marco Poggi, fratello di Chiara.

Il movente: ossessione, video e un rifiuto che diventa furia

Per il procuratore aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giulia Rizza, la catena degli eventi è questa: Sempio, frequentatore abituale della villetta di via Pascoli — lì trascorreva ore con Marco a giocare alla PlayStation, guardare la tv, navigare sul computer di casa — si sarebbe imbattuto nei video intimi che Chiara conservava protetti da password nella cartella “Albert”. Da lì un’infatuazione. Da lì un tentativo di approccio telefonico, respinto.

Non è un’ipotesi nata dal nulla. Sul computer di Chiara erano state trovate ricerche di siti erotici effettuate quando lei non era in casa. La madre Rita Preda aveva dichiarato agli inquirenti che Chiara le aveva segnalato “alcune navigazioni verso siti a luci rosse” che aveva trovato sul pc. E Chiara — pochi mesi prima del delitto — aveva protetto con una password la cartella dei video intimi con Stasi. Un gesto che presuppone una ragione: qualcuno aveva cercato di accedervi.

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La consulenza informatica dell’esperto Paolo Dal Checco, commissionata dalla Procura, avrebbe portato alla luce le tracce lasciate da chi ha visualizzato — e forse copiato — quei filmati. È uno dei punti più delicati del fascicolo, e uno dei motivi per cui la convocazione in contemporanea di Sempio e Marco Poggi non è casuale: a Marco i pm hanno chiesto conto proprio di quei video, di chi potesse aver avuto accesso al pc, e di quale fosse il rapporto reale tra Sempio e Chiara.

Il movente ricostruito dall’accusa è una sequenza che i pm chiamano “effetto domino”: l’infatuazione alimentata dai video, la prospettiva sessuale proiettata su Chiara, l’approccio tentato approfittando dell’assenza di Marco, il rifiuto di Chiara, e infine la furia. Il 13 agosto 2007 Sempio avrebbe fatto irruzione nella villetta — probabilmente dall’ingresso principale, la cui porta era chiusa ma non a mandate e apribile dall’esterno — e avrebbe aggredito la ragazza con un oggetto contundente. Almeno 12 colpi. I primi la fanno crollare priva di sensi. Gli ultimi, in fondo alle scale del seminterrato, le tolgono la vita. Nel capo d’incolpazione i pm parlano di omicidio aggravato dalla crudeltà e da motivi abietti.

Il forum dei seduttori e 3.000 messaggi con il nickname “Andreas”

C’è un pezzo di storia di Sempio che i media hanno portato alla luce in questi mesi e che i pm pavesi hanno certamente acquisito. Tra il 2009 e il 2016, con il nickname “Andreas”, Sempio ha scritto oltre 3.000 messaggi sul forum Italian Seduction — un sito dedicato alle tecniche di approccio con le donne. La sua avvocata Taccia, che faceva parte della stessa cerchia di amici di allora, ha confermato che dietro al nickname c’era proprio lui.

In quei messaggi emerge il ritratto di un uomo con difficoltà relazionali, in particolare nel contatto fisico con le donne. In uno del 2009 scrive di essersi innamorato solo una volta — “tra i 18 e i 20” — di una ragazza di cui era così timido da non essere mai andato “oltre ciao e due battute”. L’avvocata Taccia ha escluso categoricamente che si trattasse di Chiara Poggi: “Ero nella compagnia. Mi ricordo benissimo della ragazza di cui si era invaghito, era più piccola di noi.”

Ma altri post sono più inquietanti. In uno del dicembre 2009 Sempio scrive che “una ragazza fidanzata non è un ostacolo insuperabile”. In un altro commenta — con apparente autoironia — il caso dello stragista incel Elliot Rodger: “Solo che io non avevo armi da fuoco ed ero troppo impegnato a drogarmi e a tagliuzzarmi qui e là per progettare una strage.” L’avvocato Cataliotti ha definito queste citazioni una “strumentale mostrizzazione” del suo cliente, sostenendo che i post siano stati decontestualizzati.

Le anomalie processuali: il verbale doppio, il malore in caserma e i soldi di famiglia

Una delle parti più sconcertanti della ricostruzione del Corriere della Sera riguarda non le prove fisiche, ma le anomalie procedurali accumulate in quasi vent’anni. Ne citiamo le principali, documentate dalle nuove indagini dei carabinieri di Milano.

Il 4 ottobre 2008, quando Sempio viene risentito in caserma a Vigevano, compare nello stesso verbale la firma dei marescialli che in quegli stessi minuti stavano interrogando altri due amici di Marco Poggi altrove. Un’impossibilità fisica che non è mai stata spiegata ufficialmente. Sempre in quella stessa mattina, Sempio viene colpito da un malore con intervento dell’ambulanza in caserma — una circostanza che negli atti di polizia dell’epoca non risulta affatto menzionata, e che è emersa solo nel 2025.

C’è poi il nodo dello scontrino di Vigevano, presentato da Sempio nel 2008 come alibi per quella mattina. I pm oggi ritengono che sia un falso: le celle telefoniche non agganciarono mai la cella di Vigevano, non ci sono testimoni che lo videro in città, e ci sarebbe un supertestimone che lo avrebbe smentito direttamente. Sempio non ricorda quale libro volesse comprare quel giorno — ammette che è passato molto tempo.

Infine, le nuove indagini avrebbero evidenziato contatti tra Sempio, i suoi legali e alcuni carabinieri prima dell’interrogatorio del 2017 — quello che portò all’archiviazione da parte dell’allora pm Mario Venditti, oggi indagato a Brescia. E movimenti bancari della famiglia Sempio che le giustificazioni presentate — “erano per le spese legali” — non riuscirebbero a coprire. Il padre Giuseppe Sempio è stato iscritto nell’inchiesta per corruzione aperta dalla Procura di Brescia.

Le prove fisiche: DNA, impronta 33 e la morte spostata di un’ora

Il quadro indiziario fisico, come ricostruisce ANSA, si regge su più pilastri. Il profilo Y compatibile con la linea paterna di Sempio trovato nel DNA sulle unghie di Chiara — la difesa lo spiega come contatto secondario, ma gli inquirenti fanno notare che il DNA di altri frequentatori della casa, incluso Marco Poggi che ci abitava, non è presente in quella traccia. La cosiddetta impronta 33 — una palmata sul muro della scala che porta al seminterrato, individuata nel maggio 2025, attribuita a Sempio dalla consulenza della Procura e contestata dalla difesa. E la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che sposta l’orario della morte di Chiara tra le 10:30 e le 12:00, “centratura” tra le 11:00 e le 11:30 — ampliando la finestra temporale ben oltre i 23 minuti che sarebbero stati disponibili per Stasi.

Sempio tace. Cataliotti: «Alla faccia del segreto istruttorio»

La strategia del silenzio era annunciata. L’avvocato Cataliotti ha spiegato che Sempio non può essere portato in un interrogatorio “senza sapere quali sono gli elementi d’accusa”. Quando avrà le carte, potrà difendersi. Per ora, ha ascoltato per tre ore la narrazione dei pm senza rispondere. I legali hanno avuto accesso alle fonti di prova solo oralmente, senza poter ascoltare gli audio delle intercettazioni.

Cataliotti ha anche protestato per le fughe di notizie: “Alla faccia del segreto istruttorio — ha detto ai microfoni di Canale 5 — quanto state dicendo non è aderente alla realtà.” Ha aggiunto di non aver ancora sentito gli audio e di non sapere se Sempio in quelle registrazioni “commentava il racconto di qualcun altro, se parlava con se stesso o interloquiva con un interlocutore”.

Marco Poggi: «Non credo alla sua colpevolezza»

Convocato come testimone — con l’obbligo di rispondere e dire la verità — Marco Poggi, 37 anni, fratello di Chiara e amico storico di Sempio, ha risposto alle domande delle pm per circa due ore. Gli è stata fatta ascoltare l’intercettazione in cui Sempio parla da solo. Ha detto di non credere alla colpevolezza dell’amico. Ha dichiarato di non aver mai visto quei filmati intimi assieme a Sempio. Ha detto di fidarsi dei suoi consulenti e della ricostruzione che non ha cambiato la scena del crimine.

Ma è anche il fratello di una ragazza morta ammazzata. E su quel punto nessuno ha detto nulla di definitivo.

La legale di Stasi: «Se confermato è agghiacciante. Potremmo chiedere di liberarlo subito»

Alberto Stasi fuori dal carcere? Ecco cosa può succedere ora

La dichiarazione più pesante della serata arriva dall’avvocata di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni, oggi in semilibertà. Come riporta Open, la legale Giada Bocellari ha detto a Realpolitik su Retequattro: “Di primo acchito, quando l’ho letta sono sobbalzata. Se fosse confermato il testo dell’intercettazione e non fosse stata isolata, sarebbe agghiacciante e a quel punto l’obiettivo sarebbe quello di tirar fuori dal carcere Alberto Stasi il prima possibile.”

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E sulla sospensione dell’esecuzione in attesa della revisione: “Qualche tempo fa ho detto che non l’avremmo chiesta, ma se il quadro indiziario fosse solido e ci fossero intercettazioni di questo tipo, potremmo chiederlo. C’è un ragazzo detenuto da più di 10 anni per questo omicidio.”

19 anni in una timeline

13 agosto 2007 — Chiara Poggi, 26 anni, trovata morta in via Pascoli a Garlasco. Sospettato: il fidanzato Alberto Stasi.
2009 — Stasi assolto in primo grado.
2011 — Appello conferma l’assoluzione.
2013 — Cassazione annulla, nuovo processo d’appello.
2014 — Stasi condannato a 16 anni.
2015 — Cassazione conferma la condanna definitiva.
2016 — I legali di Stasi presentano risultati del DNA sulle unghie di Chiara. Primo nome: Andrea Sempio.
2017 — Il pm Venditti archivia l’indagine su Sempio. Venditti finirà a sua volta indagato a Brescia.
2024 — Nuovi accertamenti tecnici sul DNA.
2025 — La Procura di Pavia riapre le indagini su Sempio. Impronta 33. Cimice in auto. Intercettazioni di aprile.
5-6 maggio 2026Gemelle Cappa, Marco Poggi e Andrea Sempio in Procura. Silenzio di Sempio. Intercettazioni svelate dal TG1. La legale di Stasi: “Potremmo chiedere la sospensione dell’esecuzione”.

Le indagini si avvicinano alla chiusura. Il deposito degli atti aprirà la strada alla revisione del processo. Sempio, a quel punto, potrà chiedere di essere sentito — questa volta con le carte in mano.

Diciannove anni. E il caso di Garlasco potrebbe non essere ancora quello che pensavamo.