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I pm: “Chiare responsabilità dei Benetton”. Chiuse le indagini sul crollo del Morandi

Due anni e mezzo di lavoro, oltre 200 testimoni, migliaia di intercettazioni, delle quali 480 accolte dal giudice, 60 terabyte di materiale sequestrato da computer e telefonini, quasi 2 mila pagine complessive di accuse, che vanno dal disastro e omicidio colposo all’attentato alla sicurezza dei trasporti alla rimozione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Si sono concluse le indagini sulla tragedia del Ponte Morandi, costata la vita a 43 persone. La Procura non ha usato mezzi termini per descrivere le mancanze e la gravità dei fatti contestati. Scrivono di “incoscienza”, di “negligenza”, di “immobilismo”, di “comunicazioni incomplete, equivoche, fuorvianti”. E, naturalmente, di “manutenzioni inadeguate”. (Continua a leggere dopo la foto)

I periti – come si legge sul Corriere della Sera – hanno consegnato un documento che rappresenta il pilastro tecnico dell’accusa mossa dai pm. Il lavoro è stato chiuso con “69 avvisi di conclusione indagini a manager, tecnici e dirigenti pubblici e privati. Ai quali si aggiungono le due società coinvolte, entrambe del gruppo Benetton: Autostrade per l’Italia (Aspi) e Spea, cioè il concessionario che aveva in gestione il viadotto e la controllata alla quale era affidato il monitoraggio sulla struttura”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Non abbiamo perso un solo giorno da quando è crollato il ponte Morandi”, ha detto con orgoglio il procuratore Francesco Cozzi che ha coordinato il tutto con il suo vice Paolo D’Ovidio. “C’è stata un’incosciente dilazione dei tempi rispetto alle decisioni da assumere ai fini della sicurezza – concludono i periti -. E ciò nonostante si fosse a conoscenza della gravità e della contemporanea evoluzione degli stati di ammaloramento del viadotto”. (Continua a leggere dopo la foto)

Nelle 177 pagine da loro stilate ce n’è per tutti: per i vertici delle due società e per i dirigenti del ministero delle Infrastrutture a cui spettava la vigilanza. “Confusione e accavallamento di ruoli nella catena di responsabilità dei vari soggetti coinvolti, ovvero Aspi, Spea, Autorità preposte alla vigilanza e al controllo (ministero, ndr), consulenti e tecnici esterni. Non è stata presa alcuna decisione operativa. Il viadotto Morandi andava chiuso”.

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