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L’Ecobonus manda in rivolta le imprese: perché è giusto stare dalla parte delle PMI

Sulla questione Ecobonus con sconto in fattura bisogna essere chiari: si deve stare dalla parte delle piccole e medie imprese. Perché questa formula è un grande vantaggio per il cliente, che usufruirà dello sconto immediatamente anziché in 10 anni, ma rischia di creare seri danni alle imprese, dato che così saranno loro a dover anticipare l’importo.

L’Ecobonus è entrato in vigore il 1° maggio con il decreto Crescita. Ma c’è stata subito una mezza rivolta nel mondo produttivo del settore. La maggior parte delle aziende infatti sono PMI, che esaurirebbero rapidamente il loro credito col fisco e si troverebbero dopo nelle condizioni di non poter più praticare lo sconto o ad anticipare di tasca propria i bonus, con conseguenze disastrose per un settore che già non brilla per solidità finanziaria.

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Chi sarebbe favorito da questo meccanismo? Ovvio, le grandi imprese, fiscalmente ipercapienti e con una struttura finanziaria in grado di assorbire gli scompensi che questo nuovo meccanismo inevitabilmente provocherà. Le associazioni italiane legate al settore denunciano la distorsione e la possibilità che si crei una domanda che non potrà essere soddisfatta.

È un modello, dunque, che penalizza proprio le migliaia di piccole imprese che operano in questo settore e che non dispongono della capacità finanziaria per anticipare lo sconto al cliente.

Inoltre, non sarebbero così in grado di sopportare l’onerosità dell’operazione di cessione del credito. Di fatto, con questa misura rischiano di essere tagliate fuori dal mercato.

Questa era una norma che intendeva dare delle possibilità alle piccole imprese, ma di fatto le mette in scacco. La norma rischia infatti di creare una distorsione del mercato, in cui soltanto i fornitori più strutturati e dotati di elevata capacità organizzativa e finanziaria potranno anticipare ai clienti la liquidità necessari per ottenere lo sconto.

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