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Rischio tumori da vaccino per contaminazione DNA: l’allarme dell’Università di Yale

Pubblicato il 24/09/2023 17:20 - Aggiornato il 28/09/2023 12:31

“Microparticelle nelle ovaie?” Vaccino mRNA COVID-19: rischio di inserimento di frammenti di DNA estraneo nel genoma. La contaminazione del vaccino mRNA contro il Covid-19  con il DNA era bollata sino all’altro giorno, ce lo ricordiamo bene, come follia da “complottisti”, una teoria antiscientifica. Poi accade, come abbiamo scritto, che uno stimato docente universitario di Biologia molecolare, lo statunitense Philip Buckhaults, in audizione dinanzi al Senato della South Carolina, lo confermi sulla scorta dei suoi studi sui sieri della Pfizer, giungendo alle stesse posizioni che già il “nostro” dottor Frajese aveva espresso durante il primo Premio Montagnier. Phillip Buckhaults, peraltro, non è certo uno che i professionisti dell’informazione possano etichettare, con un certo spregio, No Vax. Tutt’altro: egli stesso ha ammesso d’essere un convinto sostenitore dei vaccini mRNA, che si sia completamente vaccinato e, persino adesso, afferma che hanno “salvato delle vite”. Ora, però, durante l’audizione ha fatto risuonare un grave campanello d’allarme, fra gli altri: non solo si rischiano gravi effetti collaterali come la morte per arresto cardiaco, ma “si rischia che vengano colpiti geni soppressori del cancro”, o che ne venga attivato un “gene oncogeno”. Occorrerebbero, dunque, “controlli a campione”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Rischio di inserimento di frammenti di DNA estraneo nel genoma: “Elemento permanente della cellula”

Il problema individuato da Buckhaults viene in questi giorni riconosciuto anche da altri luminari. Ad esempio, Harvey Rish, epidemiologo della prestigiosissima Università di Yale, ha osservato un’anomala crescita dei tumori tra i soggetti più giovani, rigorosamente vaccinati. In sostanza il rischio, a questo punto evidentissimo, è che frammenti di DNA estraneo possano inserirsi nel genoma di una persona, diventando “elemento permanente della cellula”, come ha ribadito, intervistato dalla giornalista investigativa Maryanne Demasi, Phillip Buckhaults. Il corredo genetico, è appena il caso di ricordarlo, verà poi tramandato alle future generazioni. Il già citato Harvey Rish afferma, untervistato da The Epoch Times, di aver già riscontrato il tumore al colon “in 25enni senza familiarità” e altri tumori a lunga latenza “riscontrati nei giovanissimi”, o casi di tumori al seno che si ripresenta nelle donne “in tempi troppo rapidi”. Insomma, Kevin McKernan “aveva ragione”, riconosce oggi il biologo molecolare Phillip Buckhaults. McKernan fu il primo a teorizzare la contaminazione da DNA nei vaccini a mRNA. Nei sieri costituiti da nanoparticelle, queste si integrano nei genomi delle cellule staminali. Il materiale genetico “migra verso le ovaie” e quindi, per gli opportuni controlli che egli sollecita, “sarebbe un buon posto dove guardare”. (Continua a leggere dopo la foto)
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Sulla proteina Spike

I processi di immunoinfiammazione indotti da proteine virali, in particolare la proteina Spike sono già stati denunciati a più riprese e li denuncia pure Phillip Buckhaults, come leggiamo su La Verità, in quanto i vaccini che utilizzano le tecnologie dell’mRNA (utilizzo ritenuto sbagliato e dannoso dallo stesso scopritore di questa biotecnologia, Robert Malone) inducono la produzione da parte del corpo umano di una replica fedele della proteina Spike di SARS-CoV-2”.

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