
La battaglia per riaprire le porte della professione ai sanitari radiati durante il Covid è merito di Fratelli d’Italia ed ha una prima firma precisa: Alice Buonguerrieri, deputata di Fratelli d’Italia. Mentre altri rivendicano il peso del proprio voto, vale la pena ricostruire chi ha presentato la proposta, chi l’ha sostenuta e quale posizione politica rappresenti.
Il primo risultato è arrivato alla Camera: il 27 ottobre è stato confermato l’articolo 8 del disegno di legge sulle professioni sanitarie; il giorno successivo l’intero provvedimento ha ottenuto 143 voti favorevoli, 113 contrari e tre astensioni. Il testo passa ora al Senato. La possibilità di reiscrizione all’Albo, dunque, ha superato una tappa parlamentare importante, ma deve ancora completare l’iter per diventare legge. Camera dei deputati, seduta del 28 ottobre.
Buonguerrieri, capogruppo di FdI nella Commissione d’inchiesta sul Covid, è la promotrice dell’emendamento da cui nasce la disposizione. Già a luglio aveva rivendicato la volontà di «mettere fine a questa persecuzione e ripristinare la vera libertà dei sanitari di operare in scienza e coscienza». Parole che chiariscono il significato attribuito all’iniziativa: riaprire l’esame delle conseguenze professionali subite da sanitari che avevano contestato le scelte adottate durante l’emergenza. ANSA, 14 luglio.
Dopo il voto di ottobre, la deputata ha parlato nuovamente di un’ingiustizia protrattasi per anni, collegando la proposta alla difesa dell’autonomia professionale e della libertà di cura. Ha inoltre ringraziato le associazioni che hanno contribuito alla preparazione dei testi, in particolare ContiamoCi!: un riferimento che mostra il rapporto tra l’iniziativa parlamentare e le richieste provenienti dai professionisti interessati. Le dichiarazioni di Buonguerrieri del 28 ottobre.

Accanto a Buonguerrieri ci sono altri nomi di Fratelli d’Italia. Imma Vietri e Maddalena Morgante hanno sottoscritto l’emendamento. Il resoconto della Commissione Affari sociali del 14 luglio registra esplicitamente entrambe le adesioni: durante la discussione il presidente chiarisce che la proposta è sottoscritta da Vietri; successivamente Morgante aggiunge la propria firma. È un sostegno formalizzato nel passaggio in cui la norma viene approvata in commissione.
Nella stessa seduta emerge il ruolo di Marta Schifone, relatrice del provvedimento, che esprime parere favorevole all’emendamento nella versione riformulata. Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute ed esponente di FdI, si pronuncia conformemente alla relatrice. Sono responsabilità diverse e riconoscibili: presentazione della proposta, sottoscrizione, parere della relatrice e sostegno del rappresentante del Governo. Il resoconto della Commissione del 14 luglio.
Un sostegno politico esplicito è arrivato anche da Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Covid. Già il 15 luglio aveva difeso l’emendamento, accusando la sinistra di essere nostalgica della «stagione di odio e divisioni» vissuta durante la pandemia e sostenendo la necessità di consentire ai professionisti estromessi di tornare a curare i pazienti. Una presa di posizione che colloca la difesa della proposta anche ai vertici del gruppo parlamentare di Palazzo Madama e assume particolare rilievo ora che il testo arriva al Senato, dove Forza Italia ha annunciato di volerlo modificare. Le dichiarazioni di Malan.
Il fronte parlamentare si allarga con l’ordine del giorno firmato da Buonguerrieri, Maria Cristina Caretta e Monica Ciaburro. L’atto chiede iniziative a tutela delle scelte cliniche motivate sulle condizioni del paziente e delle critiche motivate all’obbligo vaccinale. Sollecita inoltre l’archiviazione dei procedimenti riferiti esclusivamente a tali condotte e la cessazione degli effetti delle sanzioni indicate nel testo. Restano escluse le condotte dolose o gravemente colpose e la diffusione consapevole di informazioni false. Il testo dell’ordine del giorno.

Anche su questo atto, il 27 ottobre, Gemmato ha espresso il parere favorevole del Governo. L’ordine del giorno costituisce un impegno politico rivolto all’esecutivo: non cancella da solo le sanzioni. Ma rende esplicita la posizione dei firmatari sulla tutela del dissenso professionale e scientifico. Il parere del Governo alla Camera.
È questo il punto che l’etichetta indiscriminata di “no vax” rischia di nascondere. Contestare un obbligo, discutere una scelta ministeriale, non vaccinarsi e commettere una violazione deontologica sono situazioni differenti. Anche sospensione e radiazione hanno presupposti ed effetti diversi. La difesa dei professionisti che hanno criticato la gestione dell’emergenza nell’epoca di Roberto Speranza richiede di distinguere le singole vicende, anziché riunirle sotto una definizione che pretende di spiegare tutto. La reiscrizione all’Albo, inoltre, non coincide automaticamente con il recupero del precedente posto di lavoro. La distinzione tra sospensione, radiazione e rapporto di lavoro.
Il testo dell’articolo 8 prevede infatti una richiesta alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della disposizione. Riguarda fatti non dolosi legati alle condizioni eccezionali specificate dalla norma, tra cui i limiti delle conoscenze e la scarsità delle risorse durante l’emergenza. In caso di radiazione derivante da condanna penale occorre la riabilitazione. Sono esclusi risarcimenti e indennizzi per il periodo di radiazione. Il testo dell’articolo 8.
La contestazione resta netta: la Federazione degli Ordini dei medici e le opposizioni ritengono che il provvedimento possa indebolire l’autonomia disciplinare e riabilitare condotte antiscientifiche. La posizione dei promotori di FdI è che occorra invece consentire una rivalutazione nelle condizioni previste. Riconoscere questa divergenza aiuta a individuare la questione politica: quali conseguenze della stagione emergenziale possano essere riesaminate, con quali garanzie e da quale organismo. Le posizioni a confronto.
Dentro questo percorso si inserisce la rivendicazione di Vannacci. Gli otto deputati di Futuro Nazionale hanno sostenuto il mantenimento dell’articolo 8, passato con 126 sì, 113 no e due astensioni. Rossano Sasso ha sottolineato che, se avessero votato con le opposizioni, la maggioranza sarebbe stata battuta. È corretto: i contrari sarebbero diventati 121, contro 118 favorevoli. Ma dai numeri emerge anche un’altra precisazione: una loro semplice astensione avrebbe lasciato prevalere i sì, 118 contro 113. Il sostegno dei vannacciani ha quindi rafforzato il risultato; la paternità dell’iniziativa resta a Fratelli d’Italia. Il voto e la rivendicazione di Sasso.
Le resistenze nella maggioranza, intanto, hanno nomi altrettanto precisi. Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, ha dichiarato che la disposizione «non ci convince e non può restare così com’è», annunciando modifiche a Palazzo Madama. Anche Licia Ronzulli ha espresso contrarietà. Gli azzurri, però, non hanno tenuto una posizione uniforme: alla Camera una parte del gruppo ha sostenuto la norma, mentre alcuni deputati non hanno partecipato al voto. Le posizioni di Craxi e Ronzulli, la ricostruzione di Business.it.
La prova successiva sarà dunque al Senato. Per i sanitari interessati conteranno il testo definitivo e la possibilità concreta di ottenere una nuova valutazione. Per Fratelli d’Italia conterà la capacità di portare a compimento l’iniziativa sostenuta da Buonguerrieri e dagli altri esponenti del partito, anche di fronte alle obiezioni degli alleati. La competizione per intestarsi il risultato è già aperta; le firme e i passaggi parlamentari consentono di ricostruire chi lo ha reso possibile.
