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Così l’Unione europea ci scarica i profughi

di Gianluigi Paragone.

In questi giorni la grande stampa non ha volutamente acceso i riflettori sul tema degli sbarchi. Lo ha soltanto sfiorato perché la questione Lampedusa era ed è troppo critica. Ma l’esigenza di non esporre il governo e la ministro Lamorgese a palesi critiche e soprattutto non favorire i “nemici” ha prevalso.

Il tema però è destinato a tornare di attualità e a nulla varranno i tentativi di nascondere il dibattito: si tratterà – come sempre – di affrontare l’argomento per quello che è, cioé una emergenza alla quale l’Unione europea non ha saputo dare una risposta e alla quale ha aggiunto politiche irresponsabili come quella di trasformare l’Italia in un hotspot europeo.

La questione infatti non riguarda questo o quel centro di accoglienza da chiudere o da regolare, il problema sta proprio nella progressiva decisione di Bruxelles di pagare i governi italiani per “accogliere” i migranti e qui lasciarli.
Visto che bisogna parlare chiaro, l’Unione europea va inchiodata alle sue responsabilità. Che elencherei sommariamente in alcuni punti.

Primo. Con la complicità di Bruxelles, la Francia continua a soffocare l’economia delle sue ex colonie e a sfruttare (anche con l’inganno di una moneta che nominalmente cambia etichette ma nella sostanza resta il franco Cfa, cioé una moneta ancorata alla banca centrale francese; fatto di per sé anomalo nell’eurozona…) le risorse spingendo gli uomini a emigrare. Questa logica di sfruttamento e di instabilità sociale a danno degli altri viene allungata dal governo di Parigi laddove non controlla i suoi punti deboli al confine con l’Italia (Ventimiglia) e con la Gran Bretagna (Calais). Il tutto nel più assoluto menefreghismo della Ue, che vuole punire i britannici per il voto brexit e gli italiani per analoghe tentazioni.

Secondo. L’Unione europea dando generosi contributi ai governi di frontiera –
detto altrimenti “pagando” – pensa di contrabbandare la flessibilità con l’accoglienza: io ti do un po’ di soldi e tu non mi disturbi i paesi del nord, Germania in primis. Con la logica del pagamento la Germania ha risolto il problema dei siriani (bloccando il corridoio balcanico previo accordo con il pericolosissimo governo turco di Erdogan) e allo stesso modo Bruxelles pagando l’Italia (chiedete a Renzi quanto si fece pagare) ci ha trasformati in hotspot.

Terzo. L’Unione europea usa il controllo alle frontiere a luci alterne: chiude un occhio con i paesi amici, diventa severa coi Paesi da penalizzare. Sé questa è la politica estera della Commissione, stiamo freschi.

Quarto. Nella logica di indebolire gli Stati sovrani, l’Unione europea non fa nulla per ostacolare il flusso migratorio funzionale alla peggiore globalizzazione, quindi alla glebalizzazione: tutto ciò che la finanza non riesce a imbrigliare, sarà completato con una babele migratoria senza sosta. Ovviamente i benpensanti riducono questo passaggio a teorie complottiste, la verità è che il disegno criminale neoliberista non solo è in corso ma – appunto – serve affinché i cittadini siano costretti a seguire la logica del livellamento verso il basso dei diritti e dei salari. Oltre che una inquietudine sociale crescente.

Altro che complottismo: i flussi migratori servono a incrementare l’esercito di gente pronta ad accettare qualsiasi sfruttamento lavorativo, ad abitare in stanze sovraffollate, a disgregare le comunità cittadine. Chiudere i porti e fermare gli arrivi è fondamentale, ma è altresì importante restituire il ricatto ai Paesi membri dell’Unione: portare il carico dei migranti e lasciarli liberi alle fontiere con la Francia e con l’Austria.

L’Italia non può fare da hotspot, soprattutto in questa fase di ribollimento sociale. Pertanto se si tratta di passare come i “cattivi” della storia ce ne faremo una ragione. Tanto non c’è niente di peggio dell’ipocrisia dei più buoni.

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